Arriva la sentenza per l'operazione antimafia "Grillo Parlante 2" che ha fatto luce sugli affari in Lombardia degli emissari dei clan calabresi

di GIUSEPPE BAGLIVO

Quattro condanne e 4 assoluzioni. Questa la sentenza del gup distrettuale di Milano al termine del processo con rito abbreviato contro un'articolazione del clan Mancuso di Limbadi, nel Vibonese, coinvolto nell’operazione “Grillo Parlante 2” scattata il 18 dicembre del 2013. A fronte di richieste di pena per complessivi 63 anni di carcere, i giudici hanno inflitto un totale di 20 anni di reclusione.

egge uguale per tutti

La sentenza. Questo il verdetto del Tribunale: Sabatino Di Grillo, 41 anni, di Limbadi, trasferitosi negli ultimi anni a Cuggiono (Mi), 5 anni di carcere, 5mila euro di multa e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici (avvocato Beatrice Saldarini); Vincenzo Evolo, 54 anni, di Paravati, frazione di Mileto (Vv), da qualche anno residente a Corbetta (Mi), condannato a 6 anni, 6mila euro di multa e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici (avvocato Pietro Salinari);  Francesco Serravite, 40 anni, di Sorianello (Vv) e Domenico Giurlanda, 39 anni, di Soriano Calabro (Vv) assolti, a fronte di una richiesta di pena di 7 anni di reclusione a testa (entrambi difesi dall'avvocato Giuseppe Orecchio); Rocco Barbaro, 44 anni, di Platì, ma residente a Careri (Rc), condannato a 4 anni e 4mila euro di multa (avvocato Rocco Romellano);  Mauro Elio Mussari, 53 anni, di Carlopoli (Cz), residente ad Arluno (Mi), assolto, a fronte di una richiesta di pena a 7 anni (avvocato Lucia Lucentini); Eugenio Costantino, 55 anni, di Cosenza, condannato a 4 anni e 4mila euro (avvocato Cuppolotto); Giuseppe Crivaro, 47 anni, di Filadelfia (Vv), con domicilio ad Arluno (Mi), assolto (avvocato Sergio Lucisano). L'assolto Domenico Giurlanda, è un ex calciatore e capitano del Soriano Calcio, società che milita nel campionato di promozione. Giurlanda ha chiuso da due anni con l’attività agonistica.

In alto Sabatino Di Grillo,in basso Vincenzo Evolo

Le accuse e l'operazione. Estorsioni aggravate dalle modalità mafiose nel tentativo di infiltrarsi nel tessuto economico della Lombardia, le accuse mosse dalla Dda di Milano. Gli imputati,  pur non essendo inseriti in maniera organica nel sodalizio, ne avrebbero secondo l’accusa favorito l’intervento al fine di ottenere il recupero di crediti vantati nei confronti di terze persone, consapevoli della caratura criminale della ‘ndrina vibonese. A sostenere in aula la requisitoria era stato nel novembre scorso il pm della Dda, Giuseppe D'Amico.

martelletto-

Le singole accuse. Il vibonese Sabatino Di Grillo viene ritenuto dalla Dda di Milano “il più autorevole esponente in Lombardia del clan Mancuso di Limbadi” che, una volta stanziatosi in terra lombarda, avrebbe “qui esportato lo stesso modello dell’associazione mafiosa originaria, riproducendo nell’area del Magentino milanese un’organizzazione criminale analoga alla matrice originaria, dedicandosi alle stesse attività delittuose svolte dalla cosca madre in Calabria”. Attività che, per gli inquirenti, avrebbero permesso di tenere sotto scacco diversi imprenditori del Milanese, riscuotendo crediti per conto di terze persone con metodi sbrigativi e violenti. Sabatino Di Grillo è figlio di Rosaria Mancuso, sorella dei boss Giuseppe, Diego, Francesco (alias “Tabacco”) e Pantaleone (detto l’”Ingegnere”) Mancuso ed appartiene a quella che il gip nell’ordinanza di custodia cautelare ha definito come “ala scissionista della potente famiglia dei Mancuso i cui capi Diego, Giuseppe, Francesco e Pantaleone Mancuso si sono resi responsabili agli inizi del 2000 di una contrapposizione violenta con la cosca madre rappresentata dagli zii Antonio, Pantaleone (detto “Vetrinetta” e deceduto di recente in stato di detenzione), Luigi e Cosmo Michele Mancuso”.

Di Grillo, secondo l’impalcatura accusatoria, sarebbe stato spalleggiato in Lombardia da Vincenzo Evolo, di Paravati di Mileto, dell’omonimo clan già operante nel Vibonese nel settore delle estorsioni unitamente ai fratelli Fortunato e Domenico, entrambi uccisi nella faida con la contrapposta “famiglia” dei Galati della frazione Comparni di Mileto. Lo stesso Vincenzo Evolo è poi “riuscito miracolosamente a scampare ad un attentato l’11 luglio 1996 quando venne fatto segno di diversi colpi di fucile a pallettoni all’esterno di un bar di Paravati”.


tribunale toga aula

I calabresi contro i “protetti” del clan catanese dei Santapaola. Sabatino Di Grillo, Vincenzo Evolo ed il consulente aziendale vibonese Salvatore Carrà, 52 anni (che ha scelto il rito ordinario), secondo l’accusa avrebbero costretto un imprenditore siciliano residente in provincia di Como a versare loro 9mila euro, credito vantato da Carrà il quale avrebbe incaricato della “riscossione” Evolo. Quest’ultimo si sarebbe quindi presentato al cospetto dell’imprenditore in compagnia di Di Grillo e Carrà. Nonostante il siciliano avesse fatto presente ai vibonesi di essere contiguo alla famiglia mafiosa catanese capeggiata dal superboss Nitto Santapaola, Di Grillo avrebbe replicato rivendicando la propria appartenenza alla cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso, ottenendo così l’immediato impegno da parte dell’imprenditore di saldare entro 10 giorni il debito. Cosa, ad avviso dei carabinieri, puntualmente verificatasi con i soldi poi ripartiti in parti uguali fra i tre vibonesi.


Le altre contestazioni. Altra estorsione veniva poi contestata in concorso a Vincenzo Evolo e Rocco Barbaro. In questo caso il titolare di una cooperativa di Busto Garolfo, nel milanese, avrebbe consegnato ai due calabresi 3.500 euro quale credito vantato da un altro imprenditore.


Altri 4mila euro, Sabatino Di Grillo, Vincenzo Evolo e Domenico Villì (che ha optato per il processo con rito ordinario) sarebbero invece riusciti a “spillare” al titolare di una ditta di autotrasporti di Paderno Dugnano (Mi), mentre Evolo ed Eugenio Costantino sarebbero riusciti ad estorcere 3.500 euro ad altro imprenditore del Milanese. Infine, Sabatino Di Grillo, Vincenzo Evolo, Mauro Elio Mussari, Giuseppe Crivaro, Francesco Serravite e Domenico Giurlanda erano accusati di aver estorto 3mila euro ad un soggetto del Milanese. La consegna del denaro sarebbe avvenuta nelle mani di Sabatino Di Grillo dopo pesanti minacce da parte di Crivaro, Giurlanda e Serravite. Gli ultimi tre sono stati però assolti.