La situazione della sanità in Calabria può essere riassunta così: "I pazienti non critici devono attendere l’esito del tampone in auto. Se rifiutano firmano in merito e si avvisa il 112". È questo il cartello affisso fuori dall'ospedale "Giovanni Paolo II" di Lamezia Terme. Una misura certamente necessaria per ragioni precauzionali, ma emblematica di come il sistema sanitario calabrese stia affrontando l'emergenza Coronavirus. Come denuncia infatti il "Corriere della Calabria", non esiste all'interno della struttura Lametina un posto dedicato a coloro che arrivano in ospedale a causa di un sospetto contagio, costretti quindi ad aspettare in macchina per diverse ore.

Sala d'attesa per i pazienti critici. È stata infatti creata un'apposita sala di isolamento solo per coloro che arrivano in condizioni critiche e che quindi, per evidenti ragioni, non possono aspettare in macchina. Ma in questa stanza può restare solo un paziente alla volta, in quanto bisogna evitare che due pazienti sospetti stiano nello stesso luogo perché, come si può immaginare, un caso eventualmente negativo potrebbe essere contagiato da un altro positivo. Discorso simile per i pazienti sospetti che arrivano in codice rosso. In altre parole: si confida nel fatto che non arrivino troppi sospetti contagiati nello stesso momento e, se poco gravi, li si costringe a rimanere in macchina per ore. Con tanto di "minaccia" di chiamare le forze dell'ordine.

Un bagno chimico e un solo infermiere. A ciò si aggiunge che è presente un solo bagno, chimico, allestito fuori. E che nella tenda pre-triage si patisce il freddo, soprattutto di notte, ed è presente un solo infermiere. Questo perché i dispositivi di protezione individuale (DPI) non sono sufficienti per coprire due infermieri per ogni turno e perchè, nonostante quanto promesso dall'Asp di Catanzaro, a combattere il freddo che colpisce operatori sanitari e pazienti è stata messa a disposizione solo una (abbastanza inutile) stufetta.