Il gup del Tribunale di Catanzaro ha accolto la richiesta della difesa scagionando De Vito, affiliato al clan Giampà di Lamezia Terme, attualmente imputato nel processo Perseo

Prosciolto dall’accusa di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria.

Il gup del Tribunale di Catanzaro Pietro Scuteri ha scagionato Antonio De Vito, affiliato alla cosca Giampà, con formula ampia “perché il fatto non sussiste”, accogliendo la richiesta di proscioglimento formulata dall’avvocato difensore Wanda Bitonte. Secondo le ipotesi di accusa, De Vito imputato nel processo Perseo, dal carcere di Siano avrebbe inviato una lettera ad una testimone Maria Ilaria Pallaria, nella quale avrebbe fornito chiare indicazioni su ciò che avrebbe dovuto riferire a suo favore, “ventilando nel corpo della stessa missiva minacce tese ad intimorire la teste con una frase perentoria: “devi dire solo quello” avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza alla ‘ndrangheta”. L’evento non si è verificato, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, perché impedito dalla polizia penitenziaria  che ha provveduto a trasmettere la missiva all’autorità giudiziaria, evitando che la stessa venisse inoltrata alla testimone. Accuse che si sono rivelate infondate alla luce del verdetto pronunciato oggi dal giudice per le udienze preliminari.