Rifornivano di hashish e marijuana anche la "Catanzaro bene" e disseminavano terrore tra i numerosi giovani acquirenti caduti nella trappola della "dipendenza"

Giovani vessati e picchiati per saldare il loro debito di droga. Da qui ha preso avvio, nei primi mesi del 2016, l’indagine, condotta dai carabinieri della Compagnia Catanzaro, che ha portato, questa mattina, all’arresto di 4 giovani catanzaresi residenti nel quartiere Siano, ritenuti responsabili, a vario titolo, di aver messo in piedi un vero e proprio sodalizio criminale che, dedito allo spaccio di marijuana e hashish, aveva disseminato il terrore tra i numerosi giovani acquirenti.

Nomi. In carcere è finito Domenico Canino, 24 anni, già noto alle cronache locali per essere stato individuato, nel 2013, come referente principale dello spaccio di droghe leggere ai giardini San Leonardo, noto luogo di ritrovo giovanile della città. E' ritenuto il capo del gruppo di spacciatori. Domiciliari per Matteo Raffaele, 23 anni, subordinato a Canino al quale doveva rendere conto della sua attivitaà, ritenuto responsabile di diversi episodi di spaccio, minaccia ed estorsione, Pietro Barberio, e Raffaele Canino, entrambi di 23 anni e ritenuti complici del loro capo in episodi di minaccia di morte e estorsione ai danni di giovani vessati e picchiati per saldare il loro debito di droga.

Le accuse. Pugni, schiaffi, estorsioni e minacce di morte, ritorsioni violente, appostamenti presso le rispettive abitazioni, violenze attuate con più condotte e in tempi diversi. Tutto questo dovevano subire i giovani, alcuni dei quali minorenni, che, caduti nella trappola della dipendenza, nell’impossibilità di pagare la dose o le dosi da consumare, la ricevevano “a credito”, entrando in un vortice vizioso che determinava l’insorgenza di un debito, via via sempre più elevato, con i pusher. Alcune delle “vittime”, molte delle quali appartenenti alla “Catanzaro bene”, per saldare il dovuto, si erano viste costrette a sottrarre fraudolentemente ai genitori alcuni monili in oro, da “cambiare” in denaro ai “Compro Oro”, o il bancomat per prelevare il denaro da corrispondere ai pusher; altri, addirittura, si erano messi al servizio del gruppo, trasformandosi, a loro volta, in spacciatori per la vendita dello stupefacente a favore di terzi, fino all’agognata ma pressoché irrealizzabile estinzione del debito. In altri casi, infine, a ricevere minacce erano stati gli stessi genitori che, per proteggere l’incolumità dei propri figli, avevano attivato un canale diretto con i pusher, versando al gruppo ingenti somme di denaro, anche di diverse migliaia di euro.

Operazione "Payback". L’indagine, denominata convenzionalmente “Payback” e condotta dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Catanzaro, prese avvio a seguito di due distinte denunce presentate ai carabinieri di Villa Trieste da parte di altrettanti genitori, ormai esasperati dalle continue richieste di denaro dei figli che “dovevano” pagare i loro debiti di droga. Gli accertamenti effettuati dai carabinieri hanno permesso di avviare un’articolata attività di indagine attraverso la quale è stata accertata la sussistenza di un vero e proprio gruppo criminale responsabile di numerosi episodi di spaccio, richieste estorsive, e gravi minacce e violenze fisiche con conseguenti lesioni personali subite dalle vittime. Il tutto ha costituito il fondamento probatorio grazie al quale il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha emesso i provvedimenti cautelari, eseguiti questa mattina con il supporto di una squadra di cani antidroga del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia.

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https://youtu.be/glnvT9rlMs0