A quasi dieci anni di distanza da quel tragico 22 luglio 2016, la morte del carabiniere Fausto Dardanelli, avvenuta a Bagaladi, in provincia di Reggio Calabria, torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico e istituzionale. A riaccendere i riflettori sulla vicenda è un’interrogazione parlamentare depositata lo scorso 22 gennaio dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, illustrata nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Montecitorio.

L’atto ispettivo, rivolto direttamente al Ministero della Giustizia e al Ministero della Difesa, punta a far luce sulle modalità con cui vennero condotte le indagini all’epoca dei fatti. Il caso Dardanelli fu infatti archiviato classificando la morte del militare come suicidio. Una conclusione che, tuttavia, non ha mai convinto pienamente i familiari del carabiniere, i quali, supportati nel tempo da diversi consulenti tecnici, hanno continuato a sollevare criticità investigative e dubbi circa la dinamica dell'evento.

La deputata Ascari, nel suo intervento, ha evidenziato come permangano ombre significative che necessitano di una risposta definitiva, in nome della ricerca della verità. L'interrogazione non si limita a contestare l'iter seguito, ma chiede formalmente al Governo se non ritenga opportuno disporre nuovi approfondimenti, considerando gli elementi discordanti che, secondo gli istanti, non sarebbero stati adeguatamente valutati durante l'inchiesta originaria.

Per i familiari di Fausto Dardanelli, l’iniziativa parlamentare rappresenta un passaggio fondamentale. Dopo anni di silenzi e battaglie legali solitarie, l'attenzione della politica nazionale viene vista come un segnale di speranza per superare le contraddizioni emerse dal fascicolo d'indagine. L’attenzione ora si sposta sulle risposte che i Ministeri competenti saranno chiamati a fornire: una risposta che non è solo burocratica, ma che mira a stabilire con certezza cosa accadde quel 22 luglio a Bagaladi, eliminando ogni zona d’ombra sulla fine di un servitore dello Stato.