Un quadro investigativo definito “solido, coerente e pienamente attendibile” ha retto fino al terzo grado di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato le pesanti condanne inflitte nel processo “Lampetra”, riconoscendo la sussistenza dell’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti attiva tra Scilla e Bagnara e ribadendo la centralità delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Cimarosa.

Secondo i giudici supremi, il contributo dell’ex intraneo alla criminalità organizzata di Scilla – ritenuto vicino al gruppo Nasone-Gaietti – ha avuto un ruolo decisivo nella ricostruzione dei traffici illeciti e della pressione esercitata sul territorio della Costa Viola. Le sue dichiarazioni, rese nel corso di diversi interrogatori tra giugno e settembre 2022, sono state ritenute pienamente convergenti con gli esiti delle indagini.

L’inchiesta, sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e attività di osservazione, aveva già documentato l’operatività del sodalizio criminale, confermata anche dai precedenti filoni investigativi “Cyrano”, “Tallone d’Achille” e “Alba di Scilla”.

Per la Cassazione, il materiale probatorio complessivo consente di affermare la persistente operatività dell’associazione mafiosa nel territorio, inserendo il procedimento “Lampetra” nel più ampio quadro delle operazioni antimafia condotte dalla Direzione distrettuale di Reggio Calabria.