Il 21 febbraio 1993, durante le festività di Carnevale a Vibo Valentia, Filippo Piccione, un cittadino rispettabile, fu assassinato dai cugini Salvatore e Rosario Lo Bianco, membri del clan di ’ndrangheta. La Corte d’Assise di Catanzaro ha condannato Salvatore all’ergastolo e Rosario a 28 anni di reclusione, stabilendo che Piccione fu ucciso in un contesto di vendetta per la morte di Leoluca Lo Bianco.

Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come Andrea Mantella e Bartolomeo Arena, sono state fondamentali per ricostruire la dinamica dell’omicidio, confermando che Salvatore agì come esecutore materiale, mentre Rosario fungeva da vedetta. Piccione, etichettato ingiustamente come un capro espiatorio, era accusato di essere responsabile della morte di Leoluca Lo Bianco a causa delle sue denunce riguardo atti vandalici sulla sua proprietà.

Il caso mette in evidenza come le vendette tra clan possano colpire innocenti e lasciare segni profondi nella comunità.