Sentenze che lasciano la bocca amara e numerosi ritardi generano un malessere nel cittadino che continua a perdere fiducia nello Stato 

di MICHELE GARRI'

Due dei principali diritti costituzionali navigano in brutte acque: sanità e giustizia. Per quanto riguarda la prima, ogni giorno si riportano sentenze che lasciano la bocca amara, disorientano. C'è troppa indulgenza: per gli amici la legge si interpreta per i nemici si applica. Non sarebbe possibile altrimenti che un tribunale giudicasse in modo diverso. E poi c'è la maledetta piaga della mafia che non vogliamo eliminare. Con la morte di Riina, si è accentuata la convinzione che esista davvero un'altra branca dei poteri dello Stato, oltre al legislativo, all'esecutivo e al giudiziario: Cosa nostra che, agisce alla luce del sole e aspetta di nominare il successore del del defunto boss.

E non bastano altri mille Gratteri per eliminarla, perchè prima bisogna sciogliere quel nodo maledetto nodo che soffoca lo Stato : la mafiocrazia. Che dire poi della sfiducia dei cittadini. Quando ti occupano con violenza un bene, o ti chiudono un passaggio , a volte pubblico, e dopo sette anni subentra la prescrizione? Per questo a chi ha ragione viene detto: "Denunciami che mi improfumi". E le ingiustizie crescono. Per una tac un malato oncologico o per un altro viene rimandato di otto mesi. E qui si entra nell'oscurità più profonda e nella disumanità perchè a nessuno fa senso vedere un malato soffrire.