Significativo dibattito promosso dall'Anpit sul divario Nord-Sud e moderato da Iconio Massara, con il contributo del direttore Svimez Luca Bianchi, di  Antonio Preiti, economista, di Federico Iadicicco, presidente nazionale Anpit e di Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal, nell'ambito dei lavori della penultima giornata del Festival Leggere&Scrivere. Un confronto a 360 gradi, al cospetto di una sala gremita di gente, con in prima fila anche i vertici provinciali di Anpit, a cominciare dal presidente vibonese Marco Furnari. Sotto la lente dell'associazione datoriale, è finito il Pnrr, fondamentale per rafforzare i servizi di cittadinanza, ma anche per migliorare il sistema fiscale, con la revisione delle aliquote.

L'impressione di tutti è stata che il Sud "non possa accontentarsi della quota stabilita del 40%, non funzionale ai fabbisogni". A porre alcune questioni di particolare interesse è stato il presidente di Anpit Federico Iadicicco che non ha esitato a rammentare come "l'attenzione dovrebbe concentrarsi sulle reti materiali e immateriali ed ovviamente sulle infrastrutture e la logistica". D'altronde, "il Mediterraneo è ormai un crocevia di interessi economici e lo diverrà sempre più con la crescita del Medioriente e dell'Africa". E ancora: "Le famiglie -ha chiarito Iadicicco -devono essere nelle condizioni di competere. Di conseguenza, su scuola, sanità e pensioni si deve parlare un linguaggio chiaro". Anche perchè "il Welfare -ha concluso Iadicicco -si costruisce con le famiglie". Anpit, in tal senso, è stata già chiara con il governo: "Bisogna ridurre in modo strutturale l'Irpef e liberalizzare il sistema previdenziale". Quanto alle risorse da spendere, "va bene la banda larga, ma bisogna dotare il Sud di strade e ferrovie degne questo nome".

"Parlare delle enormi differenze tra Nord e Sud del Paese, di questione meridionale - ha detto il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro - è sempre complesso perché si rischia spesso di fare della facile retorica, di riportare questioni ormai arcinote a tutti. La questione meridionale è stata sempre presente, a parole, nell'agenda politica di tutti i governi dall'unità d'Italia ad oggi. Mai nessuno, o quasi, ha negato l'esistenza di una questione meridionale ma allo stesso tempo nessun governo, dall'unità di Italia ad oggi, è mai stato in grado di colmare questo profondo gap. Un divario che la pandemia da Covid-19 e la relativa crisi economica hanno accentuato andando a colpire principalmente le fasce sociali più basse e fragili che già prima dello scoppio della pandemia erano in ginocchio e concentrando, e cito appunto i dati Svimez, le perdite di occupazione soprattutto tra i giovani, le donne e nel Mezzogiorno. E poi ci sono le infrastrutture non adeguate. I servizi non adeguati. La sanità, drammatica, sia in termini di livelli di assistenza che di prevenzione. L'istruzione. La cultura. La burocrazia. Sempre ad arrancare. Sempre con il segno meno. E allora è evidente che qualcosa non ha funzionato ed il Sud resterà sempre la 'questione' se non si affronteranno, in modo risolutivo, i problemi di fondo, senza ricorrere a provvedimenti eccezionali o continuamente emergenziali, ma programmando con serietà, e monitorandone l'attuazione con rigore, le scelte fondamentali che potranno servire, nel tempo, da volano per una rinascita meridionale. E in questo la gestione del Pnrr sarà fondamentale".