Cinquantadue pagine per smontare un impianto accusatorio che ipotizzava una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il Tribunale di Locri (Presidente Ada Vitale, a latere Boccuto e Lico) ha messo nero su bianco le ragioni che hanno portato alla piena assoluzione di Giovanni Luca Nirta e Pasquale Barbaro, difesi dagli avvocati Antonio Russo, Eugenio Minniti e Gianfranco Giunta.

Il cuore della sentenza risiede nella valutazione della credibilità del denunciante, un noto legale del foro locrese. Secondo il Collegio, le dichiarazioni della persona offesa non hanno superato il necessario vaglio di attendibilità. I giudici sottolineano come il racconto difetti di «costanza e analiticità», evidenziando discrepanze temporali: l’incontro incriminato del maggio 2021, immortalato dalle telecamere, durò solo pochi minuti, un tempo ritenuto incompatibile con la dinamica descrittiva fornita dall'accusa.

La vicenda affonda le radici nel drammatico incidente stradale che nel 2018 coinvolse il figlio diciannovenne di Nirta. Una pratica risarcitoria da milioni di euro che scatenò tensioni professionali tra diversi studi legali. L’accusa sosteneva che Nirta e Barbaro avessero preteso un milione di euro dal collega locrese. Di contro, la sentenza ricostruisce uno scenario differente: Nirta si sarebbe recato nello studio non per estorcere denaro, ma per un acceso «chiarimento» legato al "chiacchiericcio" professionale che il legale avrebbe alimentato sulla gestione della pratica del figlio.

Nelle motivazioni emerge chiaramente come la denuncia si inserisse in un clima di forte contrapposizione tra il legale locrese e altri studi associati di Milano e Roma. Un intreccio di rapporti professionali e collaborazioni interrotte che, secondo il Tribunale, avrebbe inquinato la genuinità della ricostruzione dei fatti. «Il fatto contestato non risulta sussumibile al di là di ogni ragionevole dubbio», scrivono i giudici, sancendo che la versione della vittima è mutata più volte nel corso del dibattimento, passando da una minaccia "immediata" all'ammissione di un colloquio preliminare sulla pratica assicurativa.

Nonostante la formula piena dell'assoluzione in primo grado, la partita giudiziaria resta aperta. La Procura di Locri ha infatti già depositato il ricorso in Appello, convinta della validità dell'ipotesi estorsiva, preparando così il terreno per un secondo grado di giudizio che si preannuncia altrettanto combattuto tra le parti.