'Ndrangheta, nuovi arresti per duplice omicidio e agguato con kalashnikov (NOMI)
Svolta nelle indagini a distanza di quasi tredici anni. Colpite le figure apicali della criminalità organizzata
A distanza di quasi tredici anni dal brutale omicidio che scosse il litorale ionico, l'inchiesta sulla morte di Giuseppe Bruno e della moglie Caterina Raimondi segna un punto di svolta fondamentale. La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha notificato due nuove ordinanze di custodia cautelare in carcere, colpendo i presunti mandanti e organizzatori dell'esecuzione avvenuta a Squillace la sera del 18 febbraio 2013.
Le manette sono scattate per nomi di altissimo profilo criminale: si tratta di Nicolino Grande Aracri, il boss di Cutro, considerato il vertice del "crimine" per le province di Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia, e Salvatore Abbruzzo: esponente di spicco dei clan di Borgia.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il duplice omicidio non fu una semplice vendetta locale, ma un atto deliberato ai massimi livelli della gerarchia mafiosa. Grande Aracri avrebbe dato il suo "nulla osta" definitivo al delitto dopo il fallimento di alcuni vertici criminali convocati per mediare i forti attriti tra le fazioni attive nel catanzarese.
L'agguato fu caratterizzato da una ferocia inusuale: la coppia venne investita da una pioggia di proiettili esplosi da un fucile d'assalto AK-47 Kalashnikov. In questo scenario, Salvatore Abbruzzo avrebbe ricoperto un ruolo operativo duplice, partecipando sia alla pianificazione strategica sia alla fase esecutiva dell'agguato.
Le nuove risultanze investigative si aggiungono a un quadro già delineato che vede sotto accusa: Francesco Gualtieri, ritenuto l'esecutore materiale dell'eccidio e attualmente già a processo, e Sandro Ielapi, ex sodale ora collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni sono state determinanti per ricostruire i retroscena e il coinvolgimento dei vertici di Cutro.
L'inchiesta conferma come il territorio di Squillace fosse, all'epoca dei fatti, l'epicentro di una contesa tra clan che solo l'intervento della "cupola" di Grande Aracri avrebbe potuto autorizzare o fermare.
