Nel mirino della Procura di Vibo l'ex primo cittadino di Joppolo Giuseppe Dato ed altre tre persone. Compariranno davanti al gup il 23 marzo prossimo

La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ex sindaco di Joppolo Giuseppe Dato, di 60 anni, farmacista, e di altre tre persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di una truffa al Servizio sanitario nazionale. Davanti al gup, il 23 marzo prossimo, dovranno presentarsi, oltre a Dato, Francesco D'Agostino (65), medico di base di Joppolo; Giuseppa Scinica (51), dipendente dello studio medico D'Agostino; Carmen Ferraro (33), di Tropea, dipendente della farmacia dell'ex primo cittadino situata nella frazione Caroniti.

L'indagine, denominata "Pharma bluff" era stata condotta nel 2014 dalla Guardia di finanza in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato. Secondo gli investigatori, Giuseppa Scinica avrebbe predisposto le ricette dei farmaci "di cui gli ignari beneficiari non avrebbero mai fruito poiché non affetti da quelle patologie", mentre D'Agostino avrebbe invece "falsamente attestato il diritto degli assistiti all'assistenza farmacologica indicata nella ricetta". La Ferraro avrebbe poi rimosso "le fustelle dalle confezioni dei farmaci" apponendole "nel riquadro delle ricette facendo apparire di aver venduto i medicinali ai clienti laddove provvedeva invece a disfarsene". Infine Dato avrebbe inoltrato le prescrizioni all'Asp di Vibo per farsi corrispondere "indebitamente i rimborsi di quanto speso per l'acquisto dei farmaci", disfacendosi poi degli stessi farmaci. L'inchiesta era stata avviata nel 2012 dopo che la Forestale aveva trovato, nei pressi della frazione Caroniti di Joppolo, abbandonate ai margini di una strada provinciale, un considerevole numero di confezioni di medicinali perfettamente integre ed ancora in corso di validità.

L'avv. Diego Brancia, legale di fiducia del dott. Giuseppe Dato puntualizza:

"La contestazione che viene addebitata al Dott. Giuseppe Dato (sempre secondo l'ipotesi investigativa) è quella di avere, "indebitamente ottenuto la corresponsione di somme non dovute per un importo non inferiore ad euro 7.400,00", quindi non certo coincidenti con un milione di euro. (Questo è quanto testualmente recita il capo di imputazione contenuto nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari - n.d.r.). L’udienza preliminare del 23 marzo prossimo, sarà occasione per confrontarsi con le imputazioni, che nel rispetto dei ruoli e delle Parti, ci permettiamo di definire, sin da ora, poco coerenti rispetto alle risultanze investigative.