FOCUS | Povertà da record: sono 530mila i calabresi sotto la soglia dell'indigenza
La distribuzione di prodotti di prima necessità non soddisfa la consistente mole di richieste proveniente dai territori, per il 2016 un nuovo carico di indigenti
Poco meno di un terzo dei calabresi vive sotto la soglia di povertà. Il dato è drammatico e dipinge una realtà unica nello stivale. Le stime dell’Istat parlano infatti di 530mila persone costrette a vivere in uno stato di bisogno e privazione. Il dato commisurato alla densità demografica calabrese, la quale conta poco meno di due milioni di abitanti, dà come risultato una percentuale fra le più alte d’Italia: 26,9%. E il trend è in continua crescita, il fenomeno negli ultimi quattro anni non ha conosciuto battute d’arresto, anzi al contrario ha continuato ad estendersi a macchia d’olio. Dal 2010 al 2014, ultimo dato disponibile, l’aumento si è attestato sui sette punti percentuali che, tradotto in cifre, significa 156mila poveri in più in Calabria nel giro di pochi anni.
Nessuna politica di presa in carico strutturale. Nonostante le cifre record fatte registrare nel 2014, e che non lasciano ben sperare neppure per il futuro più prossimo, nessuna politica strutturale è stata messa in piedi da parte della Regione per tentare di arginare il fenomeno. Da qualche mese, soprattutto, su pressione delle organizzazioni sindacali si è iniziato a discutere dell’introduzione di un reddito minimo di inclusione sociale, il cosiddetto "Reis", ma dopo numerosi incontri ancora non vi è nulla sulla rampa di lancio. Così, come spesso accade, il peso della povertà grava sulle spalle di associazioni di volontariato e sul ben strutturato banco alimentare, ampiamente radicato sul territorio ma non in grado di rispondere all’enorme richiesta presente nella regione.
Scollamento. A fronte dunque di una richiesta che nel 2014 si è attestata sulle 530mila persone dichiarate povere dall’Istat, il Banco alimentare è riuscito a dare sollievo ad un numero nettamente inferiore: solo 114mila. Non si è riusciti a sfamare neppure un quarto dei poveri della regione, nonostante l’enorme impegno profuso sui territori. L’associazione che ha sede a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, conta infatti nelle cinque province 614 strutture caritative che distribuiscono generi di prima necessità: biscotti e latte per i neonati, pasta, polpa di pomodoro, olio di semi, succhi di frutta, carne in scatola, minestrone e formaggi.
Province in cifre. In termini di assistiti la provincia di Cosenza e di Reggio Calabria la fanno da padrona. Circa 42mila sono rispettivamente le persone che nel 2014 si sono rivolte ad una struttura caritativa convenzionata con il banco alimentare per ricevere beni di prima necessità. Al secondo posto si piazza Catanzaro con circa 13mila richiedenti seguita a breve distanza da Crotone con 10mila persone assistite e infine troviamo Vibo Valentia, città in cui si registra il minor numero di persone che ricevono beni di prima necessità: solo 4mila persone.
Nuovi poveri. In una proiezione approssimativa realizzata dal banco alimentare, attraverso i dati in loro possesso, nel 2015 si è registrato un aumento della distribuzione di viveri in tutta la Calabria. Se nel 2014 infatti i quantitativi di prodotti che si è riusciti ad erogare si sono attestati sulle 3mila tonnellate, nel 2015 si è raggiunta la cifra record di 5mila tonnellate e sono ancora numerose le associazioni sul territorio che chiedono di potersi convenzionare con il banco alimentare per ricevere i prodotti. Una trentina in totale di associazioni caritative di nuova costituzione attendono di superare lo scoglio dell’ammissione portando un nuovo carico di poveri che si aggira sulle 8mila unità.
Pensionati e disoccupati. Intanto si moltiplicano sul territorio le mense per i poveri autofinanziate e realizzate all’interno dei locali messi a disposizione dalle chiese. Tra i fruitori costituiti in massima parte da extracomunitari sono presenti però anche italiani. Si tratta per lo più di pensionati che percepiscono rette irrisorie e che faticano ad arrivare a fine mese ma troviamo anche ex lavoratori che durante la crisi hanno perso l’impiego e nuclei familiari con più figli a carico che non riescono a sbarcare il lunario e si rivolgono alla parrocchia per assicurarsi un pasto caldo. (red5)
