Doveva essere l'avanguardia dell'abitare sostenibile, il "primo eco-quartiere italiano". Oggi, quello che doveva sorgere tra via Ravegnana e via Donizetti a Faenza, in Emilia Romagna, è solo un desolante cimitero di cemento. Al centro del clamoroso fallimento urbanistico vi è la figura della società appaltatrice, la "San Rocco Case" di Vibo Valentia, le cui vicissitudini hanno segnato indelebilmente il destino del comparto faentino.

Il progetto, lanciato nel 2008, prometteva 390 alloggi moderni immersi in spazi verdi e alimentati da energia solare. La realtà è stata drammaticamente diversa: di quegli ambiziosi piani sono stati realizzati solo pochi moduli residenziali, consegnati con gravi difetti strutturali e problemi di infiltrazioni, diventati presto invivibili per i pochi inquilini. Il resto del cantiere si è trasformato negli anni in una landa desolata, tra rottami, ferri arrugginiti e degrado crescente.

A complicare il quadro non è stata solo l'inadeguatezza costruttiva, ma anche il complesso intreccio giudiziario che ha visto coinvolta la società consortile "San Rocco Faenza Case". Nel 2017, la prefettura di Vibo Valentia emise un'interdittiva antimafia nei confronti della ditta, atto che innescò una lunga e tortuosa battaglia legale tra Tar e Consiglio di Stato, culminata solo recentemente con la messa all'asta dei lotti in sede giudiziaria.

Ora, sotto la supervisione del custode giudiziario Marco Minguzzi e l'autorizzazione del giudice del tribunale di Ravenna, Samuele Labanca, è partita una corsa contro il tempo per rendere nuovamente decorosa l'area. Nei giorni scorsi sono stati abbattuti i manufatti abusivi che erano diventati rifugio per bivacchi e spaccio di droga.

Il cronoprogramma è serrato: entro fine marzo si punta a completare la rimozione delle sterpaglie e dei cumuli di rifiuti – tra cui materassi e lamiere – che infestano il sito, oltre all'aspirazione delle acque stagnanti nelle fondazioni per eliminare i rischi igienico-sanitari.

L’obiettivo finale rimane quello di chiudere definitivamente l’era dell'incuria: il prossimo 16 marzo è prevista l'asta per il lotto edificabile numero 73. Sarà quella l'occasione cruciale per capire se, dopo vent'anni di vicende giudiziarie e fallimenti legati alla ditta vibonese, ci saranno nuovi investitori seri pronti a riscrivere il futuro di un quartiere che da troppo tempo attende di vedere la luce.