Venticinque anni dopo la tragedia Reginald e Maggie Green sono tornati in Calabria, nei luoghi dove il loro bambino, Nicholas, appena sette anni, perse la vita in un tentativo di rapina avvenuto lungo il tratto vibonese dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Quella notte la loro Y10 viaggiava in direzione Sud. Sul sedile posteriore, insieme a Eleonor, allora una bambina di appena 4 anni, c'era il primogenito della famiglia Green che morì a causa dei colpi sparati da due malviventi, entrambi originari di San Giovanni di Mileto, successivamente identificati e condannati.

Il racconto. Venticinque anni dopo quanto avvenuto sull'A3, i genitori di Nicholas sono stati ricevuti dal sindaco di Polistena Michele Tripodi, Reg e Maggie hanno potuto incontrare e riabbracciare i medici del locale ospedale e gli agenti del Commissariato di Polizia dove quella notte si recarono per effettuare la denuncia di quanto avvenuto. Tra i poliziotti che quella notte erano in servizio spicca il nome di Nino Tramontana che sulla pagina facebook di Zoom24 ha lasciato un'eccezionale testimonianza di quanto accaduto. "Ricordo benissimo quella notte. Fui io a condurre le indagini, con i miei collaboratori dell'epoca. Ci prodigammo - scrive il poliziotto - ad acquisire ogni elemento necessario per far luce sull'efferato atto criminale, e nel far ciò mi avvalsi della prestazione professionale del prof. Belnava, insegnante di inglese, che svegliai nel cuore della notte, ma ancor di più ci adoperammo per confortare la famigliola e metterla nelle migliori condizioni possibili".
Nino Tramontana ricorda ogni minimo particolare di quella tragica notte. "La piccola Eleonore, sorella di Nicholas, forse non aveva ben capito cosa era successo, ma era diventata inquieta percependo che qualcosa di drammatico aleggiava, e a un certo punto iniziò a lamentarsi che aveva fame, forse una scusa per manifestare il suo malessere. Dissi ad una mia collaboratrice, agente Francesca, di procurare qualcosa, e le procurò un vasetto di marmellata presso gli alloggi, all'epoca siti presso l'albergo Mommo. Così la piccola si calmò, coccolata da Francesca ed altre poliziotte. Nel frattempo Nicholas, per le sue condizioni, veniva trasferito al Policlinico di Messina. Acquisiti tutti gli elementi, mi prodigai a far accompagnare il più velocemente possibile i coniugi Green presso il nosocomio di Messina, superando qualche ostacolo logistico che nel frattempo si era frapposto. Nicholas non ce la fece".
Da quell'evento tragico, dopo che i coniugi autorizzarono l'espianto dei suoi organi, oltre alla speranza per sette persone, scaturì un’ondata di solidarietà che fece triplicare le donazioni. "Seguì poi il grande gesto dei suoi genitori - ricorda Tramontana - con la donazione dei suoi organi, che dette il via ad una campagna di sensibilizzazione tuttora viva. Oggi a distanza di 25 anni, c'è stata questa lodevole iniziativa presso il Salone delle Feste del Comune di Polistena. Avevo desiderio di incontrarli e ci sono andato. Anche loro avevano chiesto di me. È stato un incontro emozionante che ho voluto avvenisse al termine dell'evento, perché certe cose vanno vissute con sobrietà, al di fuori di telecamere e di attenzioni mediatiche".

Il ricordo dei genitori. Struggente il ricordo di mamma Maggie che è tornata in Italia dopo quasi venti anni. "Perdere Nicholas - ha dichiarato - è stata la cosa più dura che mi sia mai capitata. Ma donare i suoi organi non è stata una scelta difficile. Che lui sia riuscito a salvare altre giovani persone è un miracolo medico. Che queste vivessero nella sua nazione preferita sembra semplicemente giusto". Reginald Green è invece più volte ritornato in Italia e il ricordo di quella notte è ancora vivo nella sua mente. "Dopo l’oscurità della notte mentre correvamo qui, fu uno choc vedere improvvisamente l’ospedale infiammato di luci. Ancora più scioccante fu il contrasto tra tutta la conoscenza e la compassione, tutta la bontà, raccolta dentro questo edificio e l’insensata brutalità della strada. Qui c'erano due mondi a distanza di pochi chilometri l’uno dall’altro, che avevano dei punti di vista completamente diversi su come vivere: uno razionale, pieno di speranza e generoso, l'altro avido, cattivo ed egoista. Molti Italiani hanno detto di aver provato vergogna per quanto successo, ma noi non abbiamo mai pensato che l’Italia avesse premuto il grilletto: furono solo due uomini arrabbiati che volevano così tanto una cosa da non preoccuparsi delle vite che avrebbero rovinato e sarebbe potuto accadere ovunque".

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