Un uomo forte, un uomo che decise di dedicare la sua vita a proteggere quella di persone che, come lui,  lavoravano  per rendere l’intera Nazione italiana una realtà migliore: una nazione pulita. Fu per questo, per le nobili cause della giustizia e del dovere alla propria terra, alla terra di Sicilia, sorella di quella calabra, maltrattate e violentate dalla mano crudele e spietata della ‘ndrangheta, che Antonio Montinaro morì.


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La strage. Antonio Montinaro viaggiava in una delle tre auto blindate che riaccompagnavano nella sua terra, tanto amata, il magistrato simbolo della lotta alla mafia: Giovanni Falcone. A bordo dell’auto con lui Vito Schifano e Rocco Dicillo, tre colleghi, tre destini crudeli. Fu in esplosione a mettere fine alla vita di Antonio, dei suoi colleghi e del magistrato che in quel 23 maggio 1992 furono colpiti dalla mano della mafia. 29 anni questa l’età di Antonio Montinaro che morì nell’attentato lasciando la moglie Tina e i due figli.

Gli anni neri. Sono trascorsi ventisei anni da quella strage, dal capitolo di storia più nero che quegli anni dipinsero. Stragi, attentati, agguati, arricchirono le cronache di quegli anni e, ad essere sempre vittima,  fu lo Stato, quella parte di Stato “buona”, lo Stato che voleva vi fosse giustizia. Oggi, in onore di Antonio Montinaro a Vibo Valentia si è deciso di intitolare una sala della Palazzina studi dell’istituto della scuola allievi e agenti di Polizia di Vibo Valentia. Erano presenti la moglie di Antonio Montinaro, Tina e il capo della polizia Franco Gabrielli.

Un corto made Calabria. Un momento emozionante, inaspettato, coinvolgente è stato quello in cui si è visionato il cortometraggio realizzato proprio a Vibo Valentia in onore di Antonio Montinaro e in ricordo della strage di Capaci. Un cortometraggio calabro-siciliano con dei protagonisti “particolari”. Il soggetto è stato realizzato, infatti,  dal questore di Vibo Valentia Andrea Grassi mentre un bimbo vibonese, Francesco, è il piccolo protagonista. Si tratta del figlio di un poliziotto in servizio alla Questura di Vibo. La regia invece è stata curata da un poliziotto siciliano, più precisamente catanese, Davide Catalano.

Un cuore che batte forte. Al centro del cortometraggio dal titolo “Gli occhi di Antonio” i minuti tragici della strage in cui le voci si sovrappongono davanti alla segnalazione dell’emergenza. Un bambino di fronte alla carcassa di una vettura “saltata” nel più feroce dei modi. Un cuore che batte, batte forte davanti ad un orologio fermo, in cui il tempo non scorre più perché si è bloccato ad un orario, il più atroce, quel minuto in cui tutto si fermò le 17:58.

Vive in ognuno di noi. Il commovente corto è stato donato alla moglie di Antonio Montinaro a simboleggiare che la morte di Antonio non è stata la fine dei suoi sogni di giustizia che continuano a vivere sulle gambe di tutti i poliziotti che quotidianamente lottano per un’Italia libera e pulita.