LA RIFLESSIONE | La speranza per una Calabria fuori dal tunnel della crisi
"Noi calabresi non dobbiamo perdere la speranza, compagna inseparabile che nutre la nostra vita. E’ l’unico modo per non rischiare di essere etichettati come dei perdenti nati..."
di VINCENZO VARONE
La nostra è una regione che ha quasi completamento perso la speranza. Sul lavoro, sulla buona politica, sulla volontà vera di risolvere i problemi di ogni giorno. Quella speranza che, invece, deve sempre e comunque accompagnare il nostro cammino. Il non credere più a niente, favorito in questi anni da una classe politica non all’altezza del compito e fin troppo chiacchierona e da un classe dirigente fin troppo spesso appiattita sui propri interessi di bottega e di casato, ha di sicuro dato linfa a questo andazzo, a questa negativItà che si coglie ad ogni discorso e ad ogni evento. Basta fare una carrellata sui social per rendersi conto che puntualmente alla presentazione di ogni progetto seguono a raffica i commenti pieni di sarcasmo e di totale sfiducia di tanti cittadini disinnamorati completamene della politica e, quindi, poco propensi a credere nella bontà degli annunci.
Un comportamento, va sottolineato, più che comprensibile, visto lo scenario da vuoto a perdere che si respira dalle nostre parti, ma non sempre condivisibile, specie quando si tende a fare di tutto un solo “mazzo”, senza distinzione alcuna e senza prima avere messo alla prova chi cerca di lanciare una qualche idea e un qualche progetto. Ma il fondo si tocca nel momento in cui, se poi le cose incominciano a non andare per il verso giusto, le cassandre di turno incominciano a manifestare la propria soddisfazione e a dire gongolanti: “Tanto si sapeva che sarebbe andata a finire così l’avevo previsto".
Non è così, ovviamente, che si può costruire il nostro futuro. Non è così che si può pensare di uscire dal tunnel devastante che ha investito questa nostra regione e non solo, dove ogni giorno si scopre un inciucio e uno scandalo, una terra fatta di bandiere “sciancate” e di campanili utili alla bisogna, di galli cedroni e di signorine in frettolosa carriera, ma anche di gente che quotidianamente anche sul fronte della politica cerca di fare quotidianamente il proprio dovere e di creare occasioni di sviluppo.
Da qui la necessità di saper distinguere tra i diavoli e malfattori che scorazzano spesso impuniti e i portatori di idee sani e soprattutto senza dare alcun credito agli “abbaiatori” pronti a dire male di tutto di tutti e a sfoderare con le parole, che non costano niente, le solite idee progettualità straordinarie, salvo poi a tirarsi indietro quando devono mettere le mani nell’acqua sporca per tentare di farla diventare limpida. Ma soprattutto noi calabresi non dobbiamo perdere la speranza, compagna inseparabile che nutre la nostra vita. E’ l’unico modo per non rischiare di essere etichettati come dei perdenti nati, per non finire costantemente in coda a tutte le classifiche e poi anche, per non darla vita, a chi non perde occasione per sputarci addosso.
