In un anno la pandemia ha stravolto la vita di tutti noi. Il virus ha assestato un colpo mortale ad una società vacillante, ad adulti che si sono trovati impreparati forse a gestire se stessi e tanti giovani già preda di incertezze e difficoltà. Si è persa ogni garanzia: non sono rimaste, per alcuni mesi, che le mura domestiche a raccogliere le insicurezze dei nostri figli. E ad ascoltarli non c'è stato nessuno o quasi.  Già, perchè se un'istituzione ha retto, pur nell'inevitabile aumento delle differenze determinate dal "digital divide", quel sistema è stato la scuola. Diciamolo a chiare lettere. Hanno retto soprattutto gli insegnanti che non sono stati "a casa a riposare", ma hanno trascorso il proprio tempo a formarsi ad un nuovo modello comunicativo ed in qualche caso a misurarsi con nativi digitali, in età ormai avanzata, attraverso il digitale. Una scommessa quasi proibitiva. Qualcuno è stato più veloce, altri hanno proceduto più lentamente, ma quei docenti -sì proprio loro, quelli pagati peggio nell'Ue - hanno tenuto botta mentre crollava ogni certezza.

Qualcuno era già pronto 24 ore la chiusura delle scuole. Qualche altro si sarebbe attrezzato nell'arco di qualche giorno.

Di certo, nessuno è stato lasciato indietro o solo. Tre mesi a distanza, poi gli esami di stato, infine, l'estate a far tagliare persino i banchi per accogliere tutti a settembre. Tutto inutile. Il virus è andato più veloce. A fine ottobre i cancelli delle scuole erano già chiusi di nuovo. Altri cento giorni a sperare che si potesse ritornare in classe ed evitare di perdere del tutto una generazione di studenti rintanati - nel migliore dei casi - ad ascoltare a telecamere spente "docenti" che divenivano gradualmente trasmettitori di sapere. Studenti pronti, talvolta, con l'ausilio degli..adulti, a beffarli quando si tentavano di verificare le conoscenze per evitare conseguenze più gravi.

La vita, insomma, per qualcuno  - non certo per i professori e i dirigenti - è diventata fin troppo comoda: tanto che, quando l'opportunità di ritornare a scuola si è ripresentata e tutti gli istituti vibonesi si sono adoperati nel migliore dei modi per accogliere gli allievi in classe, c'è stato, ieri, chi ha pensato bene di utilizzare ogni espediente possibile per evitare di ritornare all'impegno tradizionale, quello in presenza, che non consente escamotage agli studenti e nemmeno a qualche genitore compiacente...

Così, qualcuno ovviamente senza prove di alcun genere ha puntato addirittura l'indice contro un istituto non ben identificato; e celandosi dietro l'anonimato, ha insultato generalizzando, colpendo al cuore dirigenti e docenti ancora riuniti per capire come aiutarlo/a, senza indicare obiettivi ed eventuali disfunzioni, utilizzando in modo maldestro l'allusione. Dinanzi a tutto questo, non è ancora chiaro cosa avrebbe dovuto fare la scuola: lasciarlo/a a casa perennemente senza tentare nemmeno di chiederne una valida motivazione?

Bene, se è questo ciò che l'utenza vuole, faccia pure, anche perché certa politica compiacente continua a favorire con ogni mezzo l'analfabetismo funzionale e purtroppo sostanziale. D'altronde, un Paese con più "analfabeti" è oggettivamente più facile da gestire.