Mileto dice "no" all'antenna G5: cittadini in rivolta
Avviata a Paravati da un apposito comitato la raccolta delle firme per evitare la realizzazione dell’antenna 5G che dovrebbe sorgere in località Santa Venere-Quote a pochi metri dalle abitazioni. Un impianto - che secondo quanto sostengono i componenti del comitato, che da oltre un mese stanno protestando civilmente con una serie di missive e di incontri - nuocerebbe alla salute dei cittadini.
A ciò bisogna aggiungere che dopo le proteste dei cittadini, il Comune ha disposto già nei giorni scorsi con proprio atto di giunta e successivamente attraverso una comunicazione agli interessati da parte degli uffici preposti, la sospensione dei lavori che erano stati già avviati. Una decisione contestata dalla società della compagnia telefonica titolare dell’impianto, che giudica invece l’antenna pienamente nella norma chiedondo nel contempo l’annullamento della sospensione disposta dall’esecutivo municipale.
La raccolta delle firme – secondo quanto riporta oggi Gazzetta del Sud – è il seguito di un’assemblea pubblica che si è tenuta nei locali della parrocchia della Madonna degli Angeli di Paravati. Un incontro al quale hanno partecipato una delegazione del Comune guidata da sindaco Salvatore Fortunato Giordano, i componenti del comitato, nonché numerosi cittadini che hanno risposto numerosi all’appello. Nel corso della riunione i vari intervenuti hanno sottolineato a più riprese la pericolosità dell’antenna “per la reiterata esposizione di cittadini, che vivono a poche metri di distanza dalla località Santa Venere- Quote, ai campi elettromagnetici e di radiofrequenza prodotti dalla nuova tecnologia G5, con notevole aumento del rischio della salute dei residenti a breve e lungo termin. Inoltre, è stato evidenziato che nelle vicinanze del sito (70 metri), dove è prevista l’installazione dell’antenna, risiedono cittadini portatori di defibrillatori e pacemaker i quali hanno manifestato la loro viva preoccupazione, “in quanto i campi elettromagnetici e di radiofrequenza provocano il malfunzionamento o fatto ancora più grave il non funzionamento di tali dispositivi medici, definiti salva vita”. Ed ancora che il sito individuato si trova “in una zona ad alto rischio idrogeologico”.
