Il sostituto procuratore generale ha invocato a carico dell'imputato anche l'isolamento diurno per la durata di 18 mesi. Si ritornerà in aula il prossimo 29 maggio

La Procura generale ha chiesto alla Corte di assise appello di Reggio Calabria la condanna all’ergastolo per il boss Tommaso Costa e l'isolamento diurno per 18 mesi, accusato di aver ucciso Gianluca Congiusta. Dopo la condanna all'ergastolo in primo e secondo grado la Cassazione ha annullato, con rinvio ad un'altra sezione della Corte assise appello, la condanna per l'accusa di omicidio a carico di Costa. Secondo le ipotesi accusatorie, Congiusta sarebbe morto per essere venuto a conoscenza, attraverso una missiva intimidatoria, di un tentativo di estorsione perpetrato da Costa ai danni del suocero Antonio Scarfò. Un'estorsione di cui però nessuno doveva sapere, soprattutto la 'ndrina rivale dei Commisso. Sempre secondo l'impianto accusatorio, Congiusta sarebbe venuto a conoscenza delle mire espansionistiche del Costa, dalla famiglia della sua fidanzata Katia. Costa  uscito dal carcere  avrebbe dovuto riacquisire  credibilità mafiosa a Siderno e dintorni, senza però che la cosca, quella veramente potente facente capo alla famiglia Commisso, venisse prematuramente a conoscenza dei suoi progetti criminali poiché altrimenti l'avrebbe pagata cara, così come già successo nella sanguinosa faida degli anni '90 in cui la cosca Costa non ebbe di certo la meglio. Una volta appreso che questa lettera circolava, Costa appena uscito dal carcere avrebbe ucciso Congiusta "reo" di averne appreso il contenuto. Si ritornerà in aula il 29 maggio.