Dodici anni. Pesa come un macigno la condanna arrivata ieri per due dei quattro agenti della polizia penitenziaria imputati nell’ambito dell’inchiesta della dda bolognese su un giro di spaccio di droga ai carcerati e corruzione alla Dozza. Un’inchiesta nata dalle dichiarazioni del pentito del maxi processo Aemilia Giuseppe Giglio che portò i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi a scoprire anche il pestaggio di un detenuto – lo ‘spesino’ – mai denunciato, commissionato secondo l’accusa dai boss ’ndranghetisti Sergio Bolognino Gianluigi Sarcone per vendicarsi di uno sgarbo subito ed eseguito dai camorristi Mario Temperato e Andrea Palummo, tutti rinviati a giudizio ieri dal giudice Gianluca Petragnani Gelosi (il processo inizierà il 14 marzo).



Proprio di quel pestaggio, secondo l’accusa, l’agente Fabrizio Lazzari (difeso dall’avvocato Giuseppe Negro) era venuto a conoscenza e non lo denunciò, tanto che rispondeva con ’ndranghetisti e camorristi in concorso di violenza e lesioni aggravate dal metodo mafioso. All’udienza, in abbreviato, però già il pm Ronchi aveva chiesto l’assoluzione per queste accuse e la condanna a 10 anni ‘solo’ per gli episodi riguardanti lo spaccio di droga, tesi accolta dal giudice che lo ha condannato a sette anni e mezzo, più 15mila euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici. “Attendiamo le motivazioni (90 giorni) e proporremo appello”, è il commento dell’avvocato Negro.

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