Cresce il malcontento nei territori per la riorganizzazione ospedaliera regionale. Si lamenta lo "strapotere" di Catanzaro. E il Pd "interroga" il Governo

di ILARIA LENZA

Posti letto a go go, ma con primariati ridotti all'osso e depotenziamento delle strutture sanitarie periferiche. Non piace e non piace affatto la riorganizzazione delle rete sanitaria calabrese firmata Scura. Non piace ai singoli territori "depauperati" dei servizi legati all'assistenza, né tanto meno aggrada alla politica calabrese, quella democrat in primis. Tant'è che, dopo le proteste, alcune delle quali eclatanti, portate avanti da primari, medici e territori contro il decreto Scura, i deputati del Pd hanno deciso di scendere in campo, per schierarsi contro la gestione commissariale della Sanità calabrese. Magorno, Aiello, Battaglia, Bossio, Censore, Covello, Nicodemo e Stumpo sono infatti i deputati firmatari di una interrogazione parlamentare, direttamente inoltrata al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Salute, cui chiedono quali iniziative il Governo intenda seguire per garantire all'utenza regionale i Livelli essenziali di assistenza e per adeguare l'offerta assistenziale nei presidi nosocomiali dell'Alto Tirreno cosentino e di Praia a Mare. Un riferimento, quello al Cosentino, dovuto, anche nei confronti dei primi cittadini della zona, nei giorni scorsi protagonisti di una protesta condotta al fine di ottenere la riapertura dell'ospedale di Praia a Mare. Protesta cui si sono aggiunte, poco dopo, altre "clamorose" posizioni contrarie alle decisioni assunte dal commissario.

ospedale genericaOspedale di Praia a Mare. "Il Consiglio di Stato - scrivono nell'interrogazione i parlamentari - ha annullato il provvedimento commissariale mediante il quale era stata prevista la riconversione dell'ospedale di Praia a Mare, declassificato da struttura ospedaliera a posto di primo intervento, con conseguente cancellazione delle attività di ricovero e chirurgia. A causa dei ritardi nell’attuazione della sentenza, era stato proposto dai Comuni di Praia a Mare e Tortora giudizio di ottemperanza, al fine di dare esecuzione alla sentenza del giudice amministrativo e consentire la eventuale riapertura della struttura ospedaliera, previa l'effettuazione delle verifiche istruttorie previste nella sentenza stessa. Con sentenza n. 2968/2015 del Consiglio di Stato, nominava, in caso di perdurante inerzia, un commissario ad acta (Domenico Di Lallo), al quale sarebbe spettato il compito di dare esecuzione alla sentenza del 2014. Il 4 dicembre 2015 Di Lallo, non avendo ricevuta alcuna risposta e la necessaria assistenza istruttoria da parte del commissario per il piano di rientro del deficit sanitario della Calabria, Massimo Scura, nominato dal Consiglio dei ministri il 12 marzo 2015, rassegnava le dimissioni dall'incarico assegnatogli dal Consiglio di Stato. Con l’emanazione del decreto n. 30 - spiegano nel documento - a firma del commissario per il piano di rientro del deficit sanitario, avente ad oggetto la riorganizzazione delle reti assistenziali in ambito sanitario riferito alla programmazione ed adeguamento delle dotazioni di posti letto ospedalieri accreditati (pubblici e privati), Scura non ha recepito l'indicazione della sentenza del Consiglio di Stato, affermando che il Pronto soccorso più vicino a Praia a Mare è quello della Casa di Cura Tricarico di Belvedere Marittimo (tra l’altro a 35 km di distanza), e contestualmente ridimensiona lo stesso Pronto soccorso di Belvedere Marittimo, che per oltre il 60% viene sostanzialmente chiuso".

Lea. "Non appare facilmente comprensibile - proseguono gli scriventi - come possa darsi corso alla esecuzione del Consiglio di Stato dal momento che da una parte si è dato corso ad un processo di riordino della rete ospedaliera con il provvedimento in parte qua annullato, dall'altro non si conoscono gli esiti della rinnovata attività istruttoria e le eventuali misure adottate per garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea)". Da qui la richiesta dei firmatari del documento, i quali chiedono al Consiglio dei ministri e al ministro della Salute come intendano mettere mano "ad una situazione di gravissima conflittualità istituzionale che gli atti della struttura commissariale della sanità calabrese stanno producendo", garantendo i Lea e assicurando un'offerta sanitaria adeguata anche ai cittadini dell'Alto tirreno cosentino.

La petizione di Lamezia: 10mila firme. Intanto, sul fronte della protesta restano barricati i territori calabresi e i loro rappresentanti. Il comitato "Salviamo la sanità", facente capo al Tribunale dei diritti del malato, sta infatti portando avanti la sua raccolta firme a difesa dell'assistenza sanitaria di Lamezia. Diecimila firme sono state raccolte in una settimana contro il "depotenziamento" di Lamezia, comunità che si schiera peraltro accanto ai dimissionari medici dell'ospedale di Vibo, autori di una singolare protesta che li vede rimettere in 18 il proprio incarico nelle mani di prefetto e ministro. "Solidarietà e sostegno - scrive il comitato - ai primari dell’ospedale di Vibo, che con le dimissioni in massa hanno tolto l’ultimo velo al progetto di desertificazione dei nostri territori per poter ampliare sempre più il bacino d’utenza alla cittadella sanitaria catanzarese".

Ospedale-Lamezia-Terme

Cresce Catanzaro, ma muore tutto il resto. Mette in luce il comitato una presunta volontà commissariale, la stessa di cui ci si lamenta a Vibo, che vede Catanzaro ampliare la sua offerta sanitaria a danno dei territori anche per utenza considerati più piccoli. "L'assegnazione dei posti letto - dice il comitato a titolo di esempio - è significativa: 1,5 per mille abitanti a Vibo Valentia e 2,1 a Lamezia Terme, mentre a Catanzaro città sono il 4,3 per mille. L'assegnazione delle specialità vede a Vibo come a Lamezia Terme zero posti letto per Oculistica, e Otorinolaringoiatria, mentre a Catanzaro ne sono presenti il doppio di quelli spettanti. Anche servizi importanti - continua il comitato - come Anatomia patologica e Laboratorio analisi vengono disattivati da noi e a Vibo e mantenuti sempre in doppio e in triplo a Catanzaro. A Vibo addirittura non si prevedono nemmeno posti letto per l’Oncologia mentre a Catanzaro si continuano a prevedere, contro tutte le norme, tre reparti di Cardiologia con Emodinamica, due reparti di Malattie infettive, tre reparti di Chirurgia vascolare, due reparti di Neurochirurgia, due reparti di Nefrologia e, addirittura, cinque reparti di Gastroenterologia, di cui tre al policlinico MaterDomini, quando invece ne dovrebbe esser previsto solo uno. Le risorse dell’intera area vengono destinate a sostenere queste unità doppie e triple. Ma non basta. C'è una netta evidenza di strapotere ingiustificabile anche nella definizione delle reti specialistiche ospedaliere. Nella rete Ictus viene assegnato l’Hub al reparto di Neurologia di Catanzaro senza tener conto che lo stesso non è abilitato a trattare questi pazienti e che il reparto di Neurologia di Vibo Valentia è da anni autorizzato a tale trattamento, ha la più grande casistica della Regione ed è il reparto al quale vengono inviati i pazienti che si recano nell'ospedale di Catanzaro. Si tratta di una scelta che mette a rischio gli ammalati - sostiene il comitato -, perché la peregrinazione da un ospedale all’altro ritardo il trattamento che per essere utile deve avvenire entro le quattro ore dall’esordio dei sintomi. Nella rete politrauma, invece, per non assegnare la sede centrale nell’ospedale di Lamezia Terme - che è quello raggiungibile in meno di un’ora da quasi tutta la regione, dotato dell’unica piazzola elicotteristica H 24 e indicato per come sede dell'Hub da due piani sanitari regionali per le qualità della struttura e per la rete dei collegamenti -, la si destina fuori regione, così annullando ogni possibilità di intervento tempestivo ed efficace. Le motivazioni ufficiali di questa scelta scellerata? Manca nell’ospedale di Lamezia Terme un reparto di Neurochirurgia, che però è presente in doppio a Catanzaro e si continua a mantenerlo". Questi i perché della raccolta firme, per mezzo della quale si chiede «di riscrivere il decreto», verso cui - chiosano - «ci opponiamo con forza contro il continuo smantellamento e il rischio di chiusura del nostro ospedale».

Tropea: "Nessuno tocchi l'ospedale". Anche Tropea si oppone con ogni forza al decreto del commissario. Il primo cittadino, in una riunione tenutasi ieri con la cittadinanza e il comitato a difesa del nosocomio locale, ha annunciato la sua intenzione di impugnare il decreto. Pronto anche un documento da inviare al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a cui si chiede di compiere più di un passo indietro.