L’arcivescovo metropolita intervenuto ad un convegno a Napoli sul futuro dei giovani ha presentato tre proposte di sviluppo e occupazione

Non è voluto mancare il presidente della Conferenza episcopale calabra, Vincenzo Bertolone, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, al convegno che si è tenuto a Napoli “Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani nel Sud?”. Durante l’evento che ha visto la partecipazione delle chiese di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, Bertolone ha rimarcato come la “questione lavoro”, intesa come assenza del lavoro, come precarietà delle sue forme e della sua stessa qualità, è "un’emergenza” che va sanata per ridare dignità alle persone, “per soddisfare i bisogni materiali, ma anche per rispondere a chi ha fame  e sete di giustizia, di dignità, di autorealizzazione, di speranza di futuro e, perciò, non può essere lasciato solo nella disperazione”. Anche se in Calabria, a detta di Bertolone si assiste ad una riscoperta dell’esperienza mutualistica e cooperativa, “si osserva un ritorno alla terra ed al lavoro manuale per troppo tempo  considerati negativamente, si avverte  nella gente  una grande voglia di politica nuova ed alta".

Le proposte. Tre le proposte presentate dall’arcivescovo Bertolone a tutti i convegnisti: quella di ricostruire una idea comune di sviluppo nella consapevolezza che non può esserci sviluppo senza una rinnovata consapevolezza del bene comune. Creare una capillare rete regionale per valorizzare in maniera coordinata i beni culturali, artistici, architettonici, archivistici e bibliografici d’interesse comune, ma che siano nella pertinenza e competenza, o anche nella proprietà, delle Chiese locali. L’impresa e l’industria turistica “possono creare molti posti, ha sottolineato, sia di tirocini assistiti che di lavoro giovanile, purché  entrino in sinergia regionale (consorzi, incubatori di rete), facendoli accedere a  finanziamenti nazionali, comunitari e internazionali a seguito di progettazione coordinata (non senza un decentramento della stessa fase contrattualistica, che andrebbe almeno regionalizzata)". E infine valorizzare agricoltura e natura, di cui le terre calabre e meridionali, sono atavicamente ricche.