Non solo etichette e luoghi comuni, ma una comunità che ragiona con la propria testa, lontana dagli automatismi del pensiero unico. Dopo la tappa di Rosarno, l’inchiesta di Klaus Davi approda a Limbadi, nel cuore della provincia di Vibo Valentia, trasformando il quesito referendario del prossimo weekend in un potente pretesto narrativo per raccontare il volto autentico di una località troppo spesso schiacciata dal peso dei pregiudizi.

L’indagine del giornalista mette in luce una realtà sfaccettata, dove l’esito delle urne appare tutt'altro che scontato. I cittadini di Limbadi rispondono alle telecamere con lucidità, rivendicando la propria autonomia di giudizio e dimostrando che i punti di vista locali sono assai più complessi di quanto la cronaca nazionale solitamente dipinga.

Tra le numerose testimonianze raccolte da Davi, spicca per drammaticità quella di Vincenzo Moisè, il cui racconto squarcia il velo sulle conseguenze umane degli errori giudiziari. Moisè denuncia di essere stato coinvolto ingiustamente nel maxi-procedimento "Rinascita-Scott", trascorrendo quattro anni nel carcere di Secondigliano.

«Sono stato arrestato per associazione senza aver fatto nulla. È stato un inferno – confessa Moisè alle telecamere di Davi –. In quegli anni ho sofferto di depressione e ho dovuto combattere contro tre tumori. Ero un uomo attivo nel sociale, ho lavorato una vita nella ristorazione e non ho mai ricevuto richieste di tangenti». Per Moisè, il risarcimento economico è l'ultimo dei problemi: «Il danno umano è incalcolabile. Se uno sbaglia è giusto che paghi, ma se sei innocente perché subire tutto questo? Per questo motivo voterò 'Sì' al referendum: ho smesso di credere in questa giustizia».

L’opera di Klaus Davi, arricchita in fase di post-produzione dal contributo tecnico di Massimo Saladino, si conferma uno strumento prezioso per dare voce a chi solitamente non ne ha, restituendo dignità a un territorio che chiede di essere valutato per la tempra dei suoi abitanti e non per le ombre del passato. Il viaggio tra la gente comune continua, in attesa di un voto che, nel Vibonese, sembra caricarsi di significati che vanno ben oltre la scheda elettorale.