Dopo cinque anni, il Tribunale ha emesso la sentenza di primo grado, inerente l’inchiesta sui falsi esami all’Unical: 34 le persone assolte, due quelle non giudicabili per intervenute prescrizione e 20 quelle condannate. L’indagine scattò nel 2011 quando il preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Unical, Raffaele Perrelli, denunciò alla magistratura di non riconoscere quella che doveva essere la sua firma accanto a un esame sostenuto dall’universitario. Le prove di esame contestate riguardavano gli anni 2007, 2008 e 2009. A scrivere, oggi, è una studentessa - M.G.V. - coinvolta nel procedimento penale denominato “110 e Lode”, iniziato nel 2011, e assolta perché il fatto non sussiste, che nella lettera racconta la sua esperienza di questi 9 anni che "sembra una serie tv".

L'assoluzione. “Assoluzione – scrive la giovane – perché il fatto non sussiste. Sentire queste parole dopo circa 9 anni è stato strano. Inizialmente non ci ho creduto, ma al telefono il mio avvocato me l’ha riconfermato, con gioia. Lunedì 30 Novembre 2020 sono stata assolta dal Tribunale Penale di Cosenza con la più ampia formula assolutoria prevista nel nostro ordinamento: perché il fatto non sussiste, ossia perché non ho commesso alcun reato. Sembra una serie tv il cui pilot, la notifica da parte della polizia giudiziaria, sembrasse non dover andare oltre la prima stagione. Sarebbe stata più una mini serie di 4 puntate".

"Serie tv lunga 9 stagioni". "E invece - continua amareggiata - è stata una serie tv lunga 9 stagioni. Questa storia non posso che paragonarla ad una serie tv, perché la realtà dei fatti è che io e altre persone innocenti abbiamo vissuto una situazione assurda e difficile da digerire. Incontro in Questura per l’identificazione formale, l’indagine, l’interrogatorio e poi le udienze al Tribunale e il coinvolgimento mediatico. Se non sembra una serie tv questa, ditemelo voi. Chiunque abbia vissuto l’università sa cosa vuol dire: nottate insonni, ansia divoratrice, adrenalina e frustrazione durante gli esami affrontati".

Umiliazioni e accuse. Un percorso durato 5 anni – 3 anni di triennale e 2 di specialistica – un traguardo duramente guadagnato. E alla fine? "La beffa". "Avevamo circa 24-25 anni - prosegue il racconto - in mano l’attestato del conseguimento degli studi, nell’altra il futuro professionale da costruire. Cinque anni sono stati vanificati. Eravamo ricoperti di vergogna e timore di essere identificati per questo durante i colloqui di lavoro e i concorsi a cui abbiamo partecipato. Dalle umiliazioni alle accuse, siamo stati colpiti violentemente e in modo reiterato durante questo lungo arco di tempo durato 9 anni. Chiunque leggesse un articolo relativo all’operazione '110 e Lode' si è preso la libertà di puntare il dito contro di noi innocenti. Siamo stati definiti e incolpati in tutti i modi".

"La presunzione di innocenza non è stata mai contemplata". Da “I furbetti dell’Unical” a “ora si capisce perché hai ottenuto 110 e Lode” fino a “Vanno condannati”. "Sguardi giudicanti, messaggi ricevuti sui social network come 'sei proprio tu quella dell’elenco?', riferendosi alla lista dei nomi pubblicata. In particolar modo, sono stati pubblicati anche i dati sensibili messi alla mercé di tutti: nome e cognome, data e luogo di nascita. Tutti o quasi hanno dato per assunto la colpevolezza, senza sé e senza ma. La presunzione di innocenza non è stata mai contemplata. Il chiacchiericcio brulicante che si è creato intorno a questa storia è stato insopportabile. Soffocante. Mortificante. Avvilente. Ma ora io e chi è stato assolto ha un peso in meno". Quel carico pendente che abbiamo percepito come un macigno - conclude la giovane - si è finalmente frantumato. Ringrazio il mio avvocato Benito Apollo che con dedizione, pazienza e costanza ha fatto un ottimo lavoro. La giustizia è stata fatta. Ora siamo ufficialmente assolti e voi ci dovete delle scuse!”.