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Un asse criminale capace di unire Sicilia e Calabria nel nome del traffico di droga, con contatti diretti tra esponenti di Cosa nostra e della ’ndrangheta per l’approvvigionamento di cocaina. È quanto emerge dall’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta che ha portato all’arresto di 35 persone, ritenute a vario titolo coinvolte in associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti.

Al centro dell’inchiesta il gruppo di Niscemi guidato da Alberto Musto, che – secondo gli inquirenti – puntava ad aprire un nuovo canale di rifornimento oltre lo Stretto, facendo leva su rapporti con ambienti della criminalità calabrese. In particolare, sarebbero emersi contatti con soggetti ritenuti vicini alla cosca degli Alvaro di Sinopoli, considerata tra le più influenti della ’ndrangheta.

Dalle intercettazioni emerge come l’organizzazione intendesse muoversi su quantitativi consistenti, almeno 10 chili di cocaina, ritenuti necessari per attivare i canali con i fornitori calabresi. Un progetto che si scontrava però con le difficoltà di smaltimento sul mercato locale, ritenuto troppo limitato per sostenere volumi così elevati.

Determinante sarebbe stato il rapporto tra Musto e Antonino Alvaro, conosciuti durante un periodo di detenzione comune. Secondo la ricostruzione investigativa, tra i due sarebbero seguiti contatti diretti e incontri, ritenuti dagli inquirenti funzionali alla definizione degli accordi.

L’indagine evidenzia ancora una volta la capacità delle organizzazioni mafiose di collaborare e creare reti interregionali nel traffico di stupefacenti, rafforzando i propri interessi economici e consolidando la presenza sul territorio.