'Ndrangheta delle Preserre: condanne pesanti in appello (NOMI e DETTAGLI)
Un verdetto che, in parte, riscrive la geografia criminale delle Serre catanzaresi: la Corte d'Appello di Catanzaro ha emesso la sua sentenza di secondo grado per il filone del processo "Orthrus", l'inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro che mirava a colpire la presunta cosca Chiefari-Iozzo, un sodalizio di 'ndrangheta ritenuto attivo tra Chiaravalle Centrale, Cardinale e Torre di Ruggiero, dedito a traffico di stupefacenti ed estorsioni.
La sentenza, pronunciata dal Collegio presieduto dal giudice Antonio Battaglia, con a latere i giudici Antonio Giglio e Carlo Fontanazza, ha sostanzialmente confermato le quattro condanne emesse dal Tribunale collegiale nell'aprile del 2024, riconoscendo l'esistenza di una duplice associazione di stampo mafioso e dedita al narcotraffico.
Le pene inflitte, in linea con il primo grado, sono rimaste particolarmente severe per il nucleo degli Iozzo di Chiaravalle Centrale:
- Giuseppe Gregorio Iozzo: Condannato a 30 anni di reclusione.
- Mario Iozzo, detto “Marino”: Condannato a 19 anni di reclusione.
- Luciano Iozzo: Condannato a 17 anni di reclusione.
- Marco Sasso: Condannato a 16 anni e 10 mesi di reclusione.
La DDA di Catanzaro aveva individuato nei fratelli Giuseppe Gregorio, Mario (detto Marino) e Luciano Iozzo, e in Gianfranco Iozzo, i principali attori del gruppo di Chiaravalle Centrale, un nucleo ritenuto armato e specializzato in estorsioni e traffico di droga, con forti legami, secondo i pentiti come Domenico Todaro, con la cosca Gallace.
Il punto di maggiore discontinuità con l'impianto accusatorio iniziale riguarda la posizione di Antonio Chiefari, soprannominato "u Tartaru". La DDA aveva proposto appello per ribaltare l'assoluzione di primo grado, chiedendo una condanna a 20 anni di reclusione.
Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta, scagionando Antonio Chiefari con la formula più ampia "perché il fatto non sussiste". Una decisione maturata nonostante la riapertura dell'istruttoria dibattimentale che ha visto l'audizione dei collaboratori di giustizia Giovanni Cretarola, Bruno Procopio e Vincenzo Todaro.
La sentenza ha di fatto smantellato l'accusa di presunta ingerenza dei Chiefari nel settore degli scavi e del movimento terra, in particolare sui grandi lavori della "Trasversale delle Serre". Secondo le ipotesi iniziali, Antonio Chiefari avrebbe controllato il territorio di Torre di Ruggiero, imponendo il noleggio di macchinari all’ATI aggiudicatrice dell’appalto tramite una società a lui riconducibile, e gestendo il racket degli spazi alla fiera della Madonna delle Grazie.
L'assoluzione è stata ottenuta grazie alla linea difensiva sostenuta dagli avvocati Salvatore Staiano e Giovanni Russomanno, in continuità con la giurisprudenza che aveva già scagionato, nei tre gradi di giudizio, tutti i figli del presunto boss, difesi tra gli altri anche dall'avvocato Vincenzo Cicino.
Il processo in Appello ha dunque confermato l'esistenza e la pericolosità del sodalizio 'ndranghetistico degli Iozzo, ma ha minato le fondamenta dell'ipotesi di una 'ndrina Chiefari, come richiesto in precedenza dai collaboratori di giustizia come Vincenzo Todaro e Gianni Cretarola, che avevano parlato di una rete criminale che andava da Chiaravalle (Iozzo) a Torre di Ruggiero (Antonio Chiefari) fino ad altri comuni della zona.
