L'abbraccio di una folla immensa per l'addio alla donna caduta dal balcone
Commozione e lacrime ai funerali della 49enne vittima del tragico incidente domestico. Il messaggio del vescovo alle figlie: «Vostra madre vi guiderà con mano invisibile»
Non è bastata la navata della chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria a Cassano dello Ionio a contenere il dolore di un’intera comunità. Ieri pomeriggio, Lauropoli si è fermata per stringersi in un abbraccio collettivo attorno alla famiglia di Melissa Santagada, la 49enne scomparsa tragicamente lunedì scorso dopo una fatale caduta dal balcone di casa in via Guaragna.
Una marea umana ha invaso anche il sagrato esterno per salutare il feretro chiaro, sormontato da un cuscino di rose rosse, simbolo dell'amore spezzato troppo presto. Tra la folla, un silenzio denso, interrotto solo dai singhiozzi, ha accompagnato l'ultimo viaggio di una donna descritta da tutti come madre e moglie esemplare.
Impossibilitato a presenziare, Monsignor Francesco Savino ha voluto comunque far sentire la sua voce attraverso una lettera letta durante la celebrazione. Parole che hanno scavato nel cuore dei presenti, specialmente quando si sono rivolte al marito Pietro Antonio e alle figlie, Giorgia e Federica.
Il Vescovo ha descritto Melissa come un «riflesso vivo dell’amore di Dio», capace di quella tenerezza evangelica che cura e protegge. Rivolgendosi alle ragazze, Savino ha usato un’immagine potente: «Vostra madre è stata un’icona vivente della Madonna. Come Maria stringeva Gesù, lei vi avvolgeva nei suoi abbracci. Quell’amore non finisce oggi: dal Paradiso continuerà a guidarvi». Anche il legame con il marito è stato ricordato come un «duetto d'amore», fatto di sguardi complici e di una progettualità che la morte non può cancellare.
A celebrare le esequie è stato il parroco don Attilio Foscaldi, che ha avuto il difficile compito di offrire conforto di fronte all'inspiegabile. «Sarebbe stato opportuno non dire parole, ma la nostra fede ci impone di cercare la luce», ha esordito il sacerdote.
Nell'omelia, don Attilio ha richiamato l'angoscia di Cristo nell'Orto degli Ulivi per spiegare lo smarrimento umano di fronte alla morte improvvisa. «Anche Gesù non voleva morire, ma ha trovato la pace nell'affidarsi. Oggi ci viene chiesto di accettare questo momento nella solitudine e nel silenzio, l'unico luogo dove Dio può parlarci per darci la forza di andare avanti».
Al termine della funzione, la comunità ha accompagnato l'uscita del feretro, lasciando la chiesa con il cuore pesante ma, come auspicato dal Vescovo nel suo messaggio finale, «colmo di quella speranza pasquale» che vede Melissa ormai viva in Cristo.
