Il professore della musica italiana ha presentato il suo "Il mercante di luce" e ha detto ai tanti studenti che hanno affollato la platea del Rendano: «Desiderate sempre».

«La felicità è il "Sabato del Villaggio", non la domenica. Non la sera in cui le partite di calcio sono già risolte e sappiamo chi ha segnato e se abbiamo vinto, ma il giorno prima, quando non sai ancora niente ma desideri sapere». Roberto Vecchioni parla ai ragazzi da 38 anni con un appetito coinvolgente. Nei versi ancora da leggere, nel volto non visto, nella musica ancora da ascoltare, dice, c'è  la più genuina ricerca di vita e amore. La platea del Rendano a Cosenza è piena. Il professore non sale in cattedra ma sul palco. Discioglie al pubblico una citazione di Rose Kennedy, recitata come un attore chiamato a monologo, con la sua voce pastosa, profonda, le mani di tanto in tanto calate in tasca. «Desiderare, "sentire la mancanza" dal latino, questa è la chiave: provare quel senso di incompletezza da colmare a tutti i costi».

La lezione. Parla per quasi due ore Vecchioni, l'occasione è la presentazione del suo libro "Il mercante di luce" - evento organizzato dal Museo dei Brettii e degli Enotri  – e si rivolge, occhi negli occhi, agli studenti dei licei della provincia di Cosenza che non hanno voluto mancare l’appuntamento, tentando un'intesa osmotica tra lui - il professore assetato di sapere che a undici anni chiese in regalo un dizionario di greco antico e oggi racconta di ricerche appassionate e del tempo che autentica l'amore - e quei giovani preda di facili distrazioni. Tra le sue conversazioni con Godart, Chomsky, Borges e la sua naturale conversione della letteratura in chiave greca, Vecchioni spiega la sua lezione. «La storia non comincia con la rivoluzione francese o il Rinascimento, nasce con la democrazia e la lirica. Non siamo ciò che abbiamo ma quello che siamo e che diventiamo stando a contatto con ciò che ci arricchisce: io non sarei quello che sono se non avessi riempito i vuoti con una barriera di certezze eretta ascoltando letterati, poeti, archeologi».

Una dichiarazione d'amore. Alla città che l’ha ospitato non riserva parole di circostanza: «Non mi piace fare sviolinate su Cosenza solo perché oggi sono qui, ma questa è davvero una città meravigliosa, di cultura, d’arte, di ragazzi fantastici. È un cuore della Calabria che è altrettanto una regione meravigliosa e perduta, abbandonata a se stessa e questo è un peccato mortale dell’Italia perché la Calabria potrebbe dare tanto sia dal punto di vista culturale che occupazionale». Non cede alle provocazione da clima elettorale cosentino: «Argomenti pazzeschi di cui ormai non mi occupo da tre anni ormai, l’uomo politico non mi interessa più». Ai ragazzi, invece, attraverso l’insegnamento e la musica, dedica tutta l'attenzione. «In una società maleodorante, malcostumata, che permette tutto, senza valori, a volte possono accadere casi terribili. Noi cerchiamo di fare di tutto per educare i ragazzi a capire il senso della vita, a volte non si riesce e qualcuno scappa via dalla rete».

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