Narcotraffico internazionale tra la Calabria e il Piemonte, la Cassazione: "Pene da rideterminare"
Comincia a produrre i primi effetti, anche sui processi di maggior rilievo, la recente pronuncia n. 40 del 2019 con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la pena base di 8 anni già prevista per i reati di traffico di droghe pesanti ed ha ripristinato il precedente trattamento sanzionatorio, introdotto dalla Legge Fini-Giovanardi del 2006, che per quei reati prevedeva una pena minima di 6 anni.
L'inchiesta. In questo caso, si trattava di una vasta operazione antidroga condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, che aveva stroncato un imponente traffico di cocaina proveniente dal Brasile e dal Perù con destinazione il porto di Gioia Tauro, dove lo stupefacente veniva scaricato con l’ausilio del rosarnese Rosario Grasso, per essere poi inviato in territorio piemontese dove veniva stoccato e quindi commercializzato in varie parti del territorio nazionale. L’organizzazione di stanza al nord, era composta da componenti delle famiglie Agresta e Perre, originarie di Platì, e dai componenti della famiglia Assisi, originaria di Grimaldi, un piccolo centro in provincia di Cosenza. Nella villa del noto broker internazionale Nicola Assisi, in provincia di Torino, sono stati rinvenuti e sequestrati, tra l’altro, ben 4 milioni di euro in contanti, custoditi in una giara che era stata sotterrata in giardino.
Il verdetto. Le pesanti condanne inflitte dalla Corte d’Appello di Torino sono state sostanzialmente confermate dalla Corte di Cassazione, che però, all’udienza di ieri 10 maggio, accogliendo la richiesta avanzata dall’avvocato Francesco Lojacono, difensore di Giuseppe Perre (nei cui confronti è stato disposto anche l’annullamento della confisca dei beni), ribadita anche dalle altre difese, ha disposto l’annullamento con rinvio delle condanne limitatamente alle posizioni di Giuseppe Perre, Antonio Agresta e Doriano Storino (luogotenente degli Assisi), per la rideterminazione delle pene, alla luce del contenuto della pronuncia della Corte Costituzionale. La posizione di Rosario Grasso, difeso dall’avvocato Guido Contestabile. è stata invece stralciata perché l'uomo si trova attualmente detenuto in Spagna per altro titolo ed in attesa di estradizione.
