'Ndrangheta, omicidi Franzoni e Pugliese-Carchedi: la Dda chiede sei rinvii a giudizio
Sei rinvii a giudizio sono stati richiesti dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro (pm Andrea Mancuso) nei confronti di sei persone finite nel calderone dell'inchiesta denomina "Outset". Si tratta di Rosario Fiorillo, alias "Pulcino", 29 anni, di Piscopio; Domenico Giampà 37 anni, collaboratore di giustizia, di Lamezia Terme; Enzo Giampà, 48 anni, di Lamezia Terme, il quale avrebbe guidato la moto con a bordo Domenico Giampà; Nazzareno Mantella, 35 anni, di Vibo Valentia; Salvatore Mantella, 44 anni, di Vibo Valentia, cugino di Andrea Mantella, collaboratore di giustizia; Rosario Primo Mantino, 43 anni, di Vibo Marina. Stralciate le psizioni di Andrea Mantella, 45 anni, collaboratore di giustizia e Franco Barba, 56 anni, di Vibo Valentia. L'udienza preliminare è stata fissata dinanzi al gup distrettuale per il prossimo 9 luglio.
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Le attività d’indagine, supportate anche dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, Giuseppe Giampà, Raffaele Moscato, Pasquale Giampà, Andrea Mantella, hanno permesso di fare luce, sugli omicidi di Mario Franzoni e Giuseppe Pugliese Carchedi.
L’omicidio Franzoni. Quali killer del delitto di Franzoni vengono indicati due esponenti del clan Giampà di Lamezia Terme, in uno scambio di favori fra lametini e vibonesi. Un particolare svelato dagli stessi pentiti che hanno consentito alla Dda di Catanzaro di fare quadrato sull’omicidio di Mario Franzoni, assassinato nei pressi di un incrocio stradale nella frazione Porto Salvo, mentre era seduto alla guida di una macchina ferma ad uno stop, freddato da sei colpi di pistola calibro 9, in testa, al collo, al torace e all’addome. Il primo pentito a parlare è stato Giuseppe Giampà, ai vertici della cosca Giampà di Lamezia che ha indicato mandanti ed esecutori del delitto nei verbali di interrogatorio resi il 12 settembre e il 15 ottobre 2012, nonché il 25 gennaio 2013. In particolare Giuseppe Giampà ha riferito scrive il gip nell’ordinanza “circostanze particolarmente precise che poteva descrivere solo chi aveva piena conoscenza del fatto”. L’omicidio, secondo Giuseppe Giampà, era stato ordinato da Andrea Mantella e Francesco Scrugli per conto della cosca Lo Bianco indicando il luogo dell’esecuzione e il fatto che la vittima, di origini vibonesi, trasferitosi in Brianza, nella circostanza si trovava in Calabria per le ferie. Giuseppe Giampà ha indicato l’autore materiale dell’omicidio in Domenico Giampà e in Enzo Giampà, colui che guidava lo scooter il giorno del delitto.
L’omicidio di Pugliese Carchedi. L’omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi matura invece all’interno degli ambienti criminali vibonesi. Ne danno conto, nello specifico, due dei quattro collaboratori di giustizia Raffaele Moscato e Andrea Mantella. Il primo sostiene che a compiere l’agguato mortale a Pugliese Carchedi siano stati Rosario Mantino, Rosario Fiorillo, detto “Pulcino”, Michele Fiorillo, detto “Zarrillo”, e Davide Fortuna come “ritorsione per una precedente intimidazione”. Il pentito riferisce come sia stata la vittima a mettere in atto “un’azione provocatoria”, la sera stessa dell’omicidio. “Con atteggiamento di sfida, infatti, Pugliese-Carchedi era sceso da una Lancia Y insieme Francesco Macrì per andare a prendere un caffè al bar Ciros’ di Vibo Marina”. In quel frangente, “Davide Fortuna, Michele Fiorillo e Rosario Fiorillo si erano allontanati dal posto per ritornarvi dopo una decina di minuti”. Fortuna, vittima della faida del Mesima nel 2012, “aveva chiesto una macchina in prestito” a Moscato che, “intuendo volessero fare qualcosa a Pugliese, gliela aveva negata”. Molto tempo dopo, a distanza di qualche giorno dall’omicidio di Fortunato Patania, a Moscato sarebbe stato proprio Rosario Fiorillo a chiarire i dettagli dell’agguato, mentre era in compagnia di Rosario Battaglia. “Ci disse – ha riferito il collaboratore di giustizia – che avevano avuto il tempo di andare a Piscopio e prendere altre armi. Rosario Fiorillo mi ha raccontato che per poter sparare meglio si era tenuto con la mano dal maniglione posto sopra uno degli sportelli, lamentandosi del fatto che aveva potuto lasciare le impronte digitali”. Ha raccontato, inoltre, “che lungo il tragitto, avevano più volte tamponato la Lancia Y su cui viaggiava la vittima unitamente a Francesco Macrì e che quest’ultimo si è allontanato lanciandosi sotto il burrone, mentre la Renault 5 è stata sotterrata dai componenti del Commando in una cava nella zona di Porto Salvo”. La mattina successiva, Davide Fortuna, avrebbe ironizzato con Moscato che “Pugliese è volato in cielo, Macrì nel burrone”.
Le dichiarazioni di Mantella. Quanto dichiarato da Raffaele Moscato ha trovato perfetta rispondenza in quelle di Andrea Mantella. Il collaboratore di giustizia soprannominato “A Guscia”, ha riferito che ” ad eseguire l’omicidio sono stati Rosario Fiorillo detto Pulcino e il figlio di Nato Mantino, Rosario ed un terzo componente di cui non sapeva le generalità”. Due le sue fonti: Francesco Macrì e Francesco Scrugli. Macrì riferì a Mantella che lui e la vittima, cioè Pugliese-Carchedi, “andati via dalla piazza di Pizzo, dopo la discesa, hanno incontrato Rosario Fiorillo che gli si è posto davanti con la pistola. Quindi loro sono andati via e li hanno inseguiti e sparati. Lui rimase ferito ad una natica e per lo spavento scappò via”.
