Un fronte comune per salvare l'identità visiva di uno dei tratti più suggestivi della costa tirrenica. Le sedi di Archeoclub, Italia Nostra e il WWF Provincia di Vibo Valentia hanno ufficializzato la propria adesione all’azione avviata da un folto gruppo di cittadini di Pizzo Calabro, esprimendo ferma preoccupazione per gli interventi strutturali in corso nel tratto compreso tra la Marina e la località Seggiola.

L'accusa: "Un'opera industriale al posto della scogliera"

Secondo le associazioni, i lavori di messa in sicurezza del lungomare starebbero operando uno "stravolgimento dei luoghi" in aperto contrasto con il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Sotto la lente d'ingrandimento finisce la nuova barriera frangiflutti: dove il progetto parlava di un semplice "riposizionamento in sagoma" della scogliera preesistente, oggi sorgerebbe una struttura rigida composta da imponenti blocchi prefabbricati in calcestruzzo.

"Non si cammina più tra le case e il mare, ma tra l'abitato e un muro di cemento", denunciano i firmatari della nota, sottolineando come l'ingombro visivo reale sia di gran lunga superiore a quello mostrato nei rendering progettuali. Le associazioni temono inoltre che la prevista copertura in pietra possa "aggravare l'impatto ambientale" anziché mitigarlo.

Richiesta di verifica immediata alla Soprintendenza

Il documento, inviato tra gli altri al Ministero della Cultura e alla Soprintendenza (SABAP) di Reggio Calabria e Vibo Valentia, chiede un intervento ispettivo urgente. L'obiettivo è verificare se quanto si sta realizzando corrisponda effettivamente alle autorizzazioni paesaggistiche rilasciate e se le eventuali varianti in corso d'opera siano compatibili con il valore storico e identitario di Pizzo.

"Tali elementi — si legge nel documento — configurano una nuova infrastruttura costiera i cui impatti non sono stati adeguatamente rappresentati". Le associazioni hanno già annunciato la presentazione di istanze di accesso agli atti per fare piena luce sull'iter amministrativo.

Appello alla politica e petizione popolare

Oltre al profilo tecnico-giuridico, le sigle ambientaliste richiamano l'Articolo 9 della Costituzione, invitando l'amministrazione comunale di Pizzo a un confronto per apportare le modifiche necessarie a preservare il paesaggio per le generazioni future.

Contestualmente, Archeoclub, Italia Nostra e WWF invitano la cittadinanza a sostenere la petizione civica lanciata sulla piattaforma Change.org, che ha già raccolto numerose adesioni, per dare forza a un "sussulto collettivo" in difesa del patrimonio comune.