Pasqua, l’urlo di Leone XIV: «Deponete le armi, il mondo scelga il dialogo»
Piazza San Pietro gremita per la benedizione Urbi et Orbi. Il Pontefice annuncia una veglia speciale per l'11 aprile: «La pace non è solo il silenzio dei fucili, ma un cambiamento del cuore»
Un appello vibrante, quasi un grido che squarcia il silenzio delle troppe guerre in corso. Papa Leone XIV, dalla Loggia delle Benedizioni, ha trasformato la Pasqua 2026 in un atto di accusa contro «l’idolatria del profitto» e la «volontà di dominio», esortando i potenti della Terra a invertire la rotta. Davanti a una folla oceanica di 50mila persone, il Santo Padre ha chiesto con forza che si abbandoni la forza delle armi in favore di quella, ben più faticosa ma necessaria, dell’incontro.
Il momento più significativo del messaggio pasquale è stato l’annuncio di una convocazione universale: «Invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo nella Basilica di San Pietro il prossimo sabato, 11 aprile». Per Leone XIV, la Pasqua non può limitarsi al rito se non tocca la carne viva dei conflitti: «La pace che Gesù ci consegna – ha ammonito – non è quella che si limita a far tacere le armi, ma quella che cambia il cuore».
Nell'omelia della messa mattutina, il Papa ha tratteggiato un mondo «funestato dall’odio», puntando il dito contro la «globalizzazione dell’indifferenza». Un passaggio toccante è stato dedicato alla memoria di Papa Francesco, scomparso proprio un anno fa. Leone XIV ha ricordato come Bergoglio, proprio da quella stessa loggia, pronunciò le sue ultime parole pubbliche denunciando la «volontà di morte» che abita i conflitti globali. Un’eredità raccolta dal nuovo Pontefice, che vede nelle «fessure di risurrezione» l’unica luce capace di battere l'oscurità dei soprusi verso i poveri e i fragili.
Il Triduo Pasquale, culminato con la Via Crucis al Colosseo, si è concluso con un gesto di profonda apertura diplomatica e spirituale. Dopo aver implorato la fine delle contese e del saccheggio delle risorse della Terra, il Papa ha rivolto i suoi auguri al mondo intero utilizzando dieci lingue diverse.
Particolare rilievo hanno assunto i saluti in arabo e cinese, interpretati come un ponte lanciato verso le periferie del mondo e le aree di maggior tensione geopolitica. «Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace», è stato il monito finale di un Pontefice che sembra non intenzionato a rassegnarsi all'inevitabilità della violenza, richiamando ogni uomo alla propria responsabilità individuale.
