In un incontro-confronto promosso dalla sezione provinciale vibonese della Federcaccia, elaborata una proposta da presentare alla deputazione regionale del territorio

La zonizzazione seguita dai cacciatori negli ultimi venti anni viene completamente stravolta, in modo più penalizzante, rispetto agli altri territori, per il Vibonese. E' quanto sostengono in merito alla nuova regolamentazione del settore, immaginata dalla Regione Calabria, i cacciatori riunitisi ieri su input della Federcaccia nella sala consiliare della Provincia di Vibo, con l'obiettivo di promuovere un intervento comune contro una riorganizzazione non condivisa. L'assemblea ha analizzato i singoli aspetti del disciplinare calabrese,  votando a conclusione l'elaborazione di una proposta da presentare ai consiglieri regionali ai quali si chiede, in buona sostanza, di rimandare i termini di adozione del nuovo regolamento per ragionare su alcune modifiche. I problemi e le proposte sono state spiegate da Riccardo Colistra, presidente della sezione provinciale della Federazione italiana della caccia.

Le ragioni. "La notizia della nuova disciplina dettata dalla Regione Calabria - spiegano dalla Federcaccia - in materia di caccia al cinghiale, con la concreta ipotesi dello stravolgimento delle assegnazioni dei territori alle squadre nelle varie province, ha suscitato nei cacciatori della provincia di Vibo Valentia meraviglia e sconcerto. La caccia nel suo complesso è una passione nobile innata in tutti coloro che la praticano oltre che un importante settore strategico che contribuisce da sempre al miglioramento dell'economia generale del nostro paese. Come tale non merita questo ulteriore affronto. Ingiustificato apparirebbe, ove confermato, l'atteggiamento della deputazione Regionale di questa provincia che ad oggi non ha assunto iniziative sostanziali e concrete a sostegno delle ragioni dei cacciatori preoccupati da una deriva burocratico autoritaria. E proprio in previsione della non auspicata attuazione del decreto dirigenziale di disciplina della caccia al cinghiale che i cacciatori guidati dalle associazioni venatorie e di categoria si sono riuniti nella sala del consiglio provinciale consapevoli che occorre agire nella direzione opposta. Dall'incontro è emersa la necessità irrinunciabile di avviare sin da subito una concertazione con la politica regionale preposta per chiedere insieme la sospensione dell'efficacia di un provvedimento privo di quei fondamenti tecnico-gestionali che sono alla base di un corretto governo dei complessi fenomeni mirati, nel caso specifico, al contenimento della presenza della specie cinghiale e, quindi, a minimizzare il fenomeno dei danni in agricoltura. E si che proprio dalla Regione è dipesa l’ormai annosa disapplicazione delle norme finanziarie e di pianificazione faunistico-ambientale pur espressamente previste dalla legge regionale n.9/96. Per tale ragione è necessario l'impegno fattivo di tutti gli attori istituzionali presenti sul territorio affinchè la politica regionale, con in testa il presidente Mario Oliverio, ponga nella dovuta evidenza e con intenti risolutivi questa problematica. Ci aspettiamo che ognuno faccia la propria parte per evitare che i cacciatori si vedano costretti a proseguire da soli una battaglia dignitosa e giusta per la difesa sia delle proprie ragioni che nell’interesse generale del territorio e delle attività produttive che lo stesso esprime".

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