Ci sono momenti che smettono di essere semplice cronaca sportiva per diventare pura mitologia di un territorio. Per Catanzaro e per l'intera Calabria, quel momento coincide con il 27 giugno 1971, il giorno in cui il gol di Angelo Mammì nello spareggio di Napoli contro il Bari regalò alle "Aquile" la prima, storica promozione in Serie A. Ma quel leggendario "volo dell'Angelo" non avrebbe mai spiccato il volo senza il piede e l'altruismo di un altro gigante di quella squadra: Maurizio Gori.

Proprio oggi, all'età di 80 anni e dopo aver combattuto contro una lunga malattia, l'ex attaccante giallorosso si è spento, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei tifosi che, grazie anche alle sue giocate, videro un intero popolo affacciarsi per la prima volta alla ribalta del grande calcio nazionale.

Nato a Cantiano e arrivato sui tre colli nell'estate del 1969 proveniente dal Padova, Gori divenne rapidamente un punto fermo del Catanzaro. In cinque stagioni — l'ultima nel 1973/74 — ha collezionato 143 presenze e realizzato 14 reti.

Oltre ai gol e agli assist decisivi, Maurizio Gori ha legato il suo nome a una delle immagini più iconiche e suggestive dell'intero album dei ricordi giallorosso. Il 25 giugno 1972, durante una memorabile amichevole internazionale disputata al Roosevelt Stadium di Jersey City negli Stati Uniti, Gori fu immortalato in un caloroso e storico abbraccio con il re del calcio mondiale, Pelè. Uno scatto d'altri tempi che racchiudeva perfettamente la parabola di quel Catanzaro: una squadra di provincia capace di viaggiare oltreoceano e guardare negli occhi le leggende.

Con la scomparsa di Maurizio Gori se ne va un pezzo fondamentale della Calabria calcistica degli anni '70, un uomo capace di riscrivere la storia sportiva del Sud.