Mario Occhiuto riconfermato sindaco. «È una gran vittoria. Subito al lavoro». Notte amara per Paolini (Gentile) e Guccione. 

di ALESSIA PRINCIPE

«Da domani si riparte con più forza». Ma domani è già oggi. Si spazzano i coriandoli e si fanno due conti. La lunga notte elettorale non è stata poi così lunga. Per alcuni breve a amara. Dopo un'ora dalla chiusura dei seggi un brivido ha iniziato a guastare la fantasia sia in casa Paolini-Gentile che in quella Guccione-Magorno. Intorno all'una, nonostante qualche ritardo nell'andamento dello scrutinio, era già tutto chiarissimo: Occhiuto gli avversari li aveva già staccati di misura e, a braccia alzate, correva, in solitaria, verso il nastro del traguardo.

Guccione «abbiamo perso». Le prime parole di Guccione - con occhi bassi e parole lente che macinavano a fatica in bocca - alle due e rotte hanno definitivamente blindato lo champagne nel frigobar dei dem. Il "miracolo" nominato da un costernato Guccione, non è arrivato. Oggi quelle parole da comizio: «Vinceremo al primo turno» che il candidato dem aveva pronunciato meno di un mese fa, appaiono quasi una battuta da teatro off. L'intricato percorso, fatto tutto di spine, compreso il forfait a sorpresa del candidato scelto da Renzi: Lucio Presta, è terminato per il Pd con un volo ad angelo in un fosso con l'acqua bassa.

Dov'è Paolini? Sconfitta durissima anche per Enzo Paolini che stavolta ci aveva creduto. L'avvocato con la passione del rugby ha incassato, da buon tallonatore, un'altra amarissima sconfitta. Il suo Sanremo, ancora, finisce qui. Ma non è il solo a raccogliere macerie. Le nozze con la famiglia Gentile non sono state il preludio di alcuna luna di miele ma di fiele. Quel 10,84% è la pietra tombale sull'ambizione dell'avvocato che sognava di fare il sindaco. E anche il totem dei Gentile, cognome che un tempo si traduceva in quintali di voti solo a pronunciarlo, adesso traballa pericolosamente.

Lo spauracchio dell'inchiesta. Non sono bastate le ombre di un'inchiesta giudiziaria  - che avrebbe dovuto bloccare tutto, arrestare tutti, e al momento è rimasta per alcuni una speranza per altri uno spauracchio -, o gli spifferi di altre indagini su debiti e conteggi che hanno avvelenato non poco l'acqua del pozzo elettorale, ad abbassare il gradimento di Mario Occhiuto. Cosenza è andata dritta alle urne senza curarsi, evidentemente, di altro. Battendo i pugni per riavere lo stesso sindaco che a febbraio era stato defenestrato dall'opposizione.

Il futuro assessore Sgarbi: «L'entusiasmo delle scelte». «Si festeggia, dunque, e si riparte, promette Occhiuto. Anche Vittorio Sgarbi, ha abbracciato il neo sindaco-bis abbracciandolo nella notte cosentina tra gli applausi di chi già lo chiamava "assessore alla bellezza". «Commissario o assessore, non so ancora. Certo che una delega per il centro storico ci sarà di certo». Sgarbi è evidentemente soddisfatto. «È la prova che la buona politica esiste -. È l'entusiasmo delle scelte. Verdini ha fatto di tutto per far perdere i suoi alleati: è un morto che cammina».

Occhiuto a caldo: «Gran vittoria». Il festeggiato, emozionato, sulla maggioranza bulgara ci contava e parecchio. A denti stretti Mario Occhiuto ha atteso la quasi certezza che le sue aspettativa non sarebbero state deluse prima di sbucare a piazza Kennedy, nel suo quartier generale, già affollatissimo. «Una gran vittoria. Dico grazie ai cosentini. Ha pagato un modo di fare politica non aggressivo. E’ una grande responsabilità per il sottoscritto e cercherò di soddisfare le esigenze di tutti».

https://youtu.be/02l0rGMLpMA