Il grido di dolore di un ex sindaco del Vibonese: «Vivo un dramma, chiedo clemenza»
Parla di «clamoroso caso di malagiustizia», denuncia «l’errato pignoramento della pensione» che, peraltro - dice - «sottrae risorse importanti alle cure della moglie affetta da grave demenza di Alzheimer». Ed è per questo che si rivolge alle più alte cariche dello Stato cui indirizza una accorata richiesta di «clemenza».
A prendere carta e penna è Domenico Ubaldo Galati, ex sindaco di Monterosso Calabro per cinque lustri.
«Negli anni ’80 – ricorda - i progetti esecutivi delle opere pubbliche prevedevano un’indennità d’esproprio per pubblica utilità commisurata al valore agricolo dei terreni e pertanto priva d’interesse, in seguito ad una sentenza della Corte Costituzionale si è passati al criterio di calcolo dell’indennità commisurata al valore di mercato delle aree edificabili e pertanto molto appetibile. La modifica, il vuoto legislativo, le contraddizioni che ne sono discese hanno prodotto effetti gravosi per le finanze locali e difficoltà di varia natura per gli amministratori. I Comuni – prosegue - erano soliti preferire le procedure espropriative con atti di occupazione d’urgenza per consentire il rapido avvio dei cantieri e dei lavori; si partiva con le occupazioni d’urgenza con riserva di arrivare nel quinquennio di occupazione a una definizione bonaria, di solito difficoltosa per l’irrisoria indennità prevista, oltre la quale non si poteva andare».
GLI ANTEFATTI. «Per il contenzioso Basile – spiega l’ex sindaco - il Comune di Monterosso è stato condannato a corrispondere l’indennità principale di lire 382.996.000 poi ridotta in Appello a 229.000.000. Successivamente la procura della Corte dei conti ha aperto un giudizio di responsabilità contabile a carico del sottoscritto per aver cagionato un danno erariale, mi chiedo quale, imputandogli una colpa grave, per non aver completato una procedura espropriativa che, nel detto contesto, era impossibile comunque portare avanti». Ma non è tutto: «Nel 1994 gli eredi Massara hanno citato il Comune per vedersi riconosciute indennità mai sollecitate e senza preavviso alcuno. Il Comune contumacie è stato condannato al pagamento delle indennità dovute di £ 62.623.000 oltre interessi, rivalutazione monetaria, spese legali e accessorie. La Corte dei Conti anche questa volta ha aperto un giudizio di responsabilità contabile a carico dello stesso sindaco Galati che per quanto di sua competenza aveva seguito convenientemente le cose». Insomma, per l’ex sindaco sono arrivate sentenze di condanna per danno erariale di € 60.000,00 per l’esproprio Basile, di € 20.000,00 per l’esproprio Massara, più spese varie, che lo stesso riversa al Comune attraverso «il pignoramento del doppio quinto della pensione, che – dice – sottraggo alle cure per la moglie affetta da grave demenza di Alzheimer».
I DUBBI. Recentemente, il protagonista ha preso in mano pratiche e sentenze: «Ho scoperto gravi e grossolani errori persino nel calcolo del presunto danno da parte della Procura e una totale estraneità del citato nel secondo caso, tutte circostanze che non erano state evidenziate dalla difesa: (duplicazioni di voci e cifre, oneri considerati nella totalità dell’importo e non per la quota attenente al presunto danno): il risparmio di £ 338.213.354 viene considerato danno, è surreale». Per l’interessato, «è evidente che detti accidenti nascono dalla passione di alcuni giudici di punire e da una legislazione sciatta, come è confermato indirettamente anche da Luciano Violante ex magistrato e ex Presidente della Camera dei Deputati in un’intervista del 15 giugno scorso. E’ evidente una volontà persecutoria da parte di alcuni magistrati e la totale disattenzione delle istituzioni di garanzia», così come «i sindaci succeduti al Galati sono stati omessivi nell’esame delle richieste formalmente avanzate dall’interessato, sono venuti meno al loro dovere di fare chiarezza morale, amministrativa e politica sulla condotta dell’ex primo cittadino».
L'APPELLO. «Il mio – tuona infine Galati - vuole essere un grido di disperazione perché non ho rubato, non ho danneggiato alcuno, ho servito per venticinque anni il mio paese, ho gestito nel modo più corretto la cosa pubblica, ho amato la mia terra e i 41 procedimenti penali archiviati con formula piena sono la prova più lampante. Perché debbo subire la decurtazione della mia pensione ed altre conseguenze tragiche per un "presunto" danno erariale di 100mila euro? Perché? Il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio e il Ministro della Giustizia non possono rimanere indifferenti, dovrebbero – conclude - con azioni responsabili mettere fine alle torture della mia famiglia».
