Pd verso l'assemblea regionale col terrore del...lanciafiamme: Magorno sotto processo
Dopo la Caporetto alle ultime elezioni amministrative, con il tracollo a Cosenza e la cocente sconfitta di Crotone, i democratici tornano a riunirsi a Lamezia Terme
di TONINO FORTUNA
Non dovrebbero esserci altri rinvii. Oggi la direzione regionale del Partito democratico si terrà, dopo mesi di attesa, per analizzare lo stato pietoso dell'arte. Le ultime elezioni amministrative, le umiliazioni subite a Cosenza e a Crotone, le faide tra correnti in perenne lotta fra loro, un governatore che continua ad apparire come il Visconte dimezzato di Italo Calvino, sono la cartina di tornasole di un partito in chiara crisi d'identità. Sul banco degli imputati ci sarà, ancora una volta, il segretario Ernesto Magorno. Un refrain inutile, se poi non si fa nulla per modificare lo status quo. Ma non sarà, il segretario regionale, il solo a doversi fare carico del pesante fardello lasciato in eredità dalle urne.
Navigare a vista. Rimarrà leader, seppur sempre più debole e meno legittimato. Perchè così fa comodo a tutti. Fa comodo, soprattuttto, a quanti sono protagonisti del gioco delle parti interno alla coalizione che spesso si trasforma in un gioco al massacro. Con i risultati che ben conosciamo. Intanto il dissenso cresce, al centro come in periferia. E il centrodestra, grazie all'inefficienza del Pd e non tanto per meriti propri, quasi rinasce dalle proprie ceneri. A sinistra, invece, capicorrente sempre più agguerriti reclamano il cambiamento da due anni, invocando le dimissioni del segretario.
Le fazioni. I ribelli nudi e puri al momento vengono domati con fatica. Non mancano neppure quanti continuano a pontificare il cambiamento senza sferrare un affondo deciso al buon Mago
rno. Uno di questi è il sindaco di Pizzo Gianluca Callipo che non ha mai digerito la leadership del parlamentare cosentino. Molti, infine, attendono in silenzio certosino che arrivi l'assemblea per capire in quale posizione collocarsi di volta in volta. Oggi molti nodi potrebbero venire al pettine, considerata la situazione delicata sui territori.
Sui territori. A Vibo, ad esempio, c'è da celebrare - come annunciato apertis verbis - un congresso provinciale il prossimo 23 luglio, dopo le dimissioni del segretario provinciale Michelangelo Mirabello, da tempo consegnate nelle mani di Ernesto Magorno. Reggio e Catanzaro restano in standby...campa cavallo! A Cosenza, riorganizzare un'opposizione credibile dopo la batosta elettorale dello scorso cinque giugno sarà impresa non semplice. Idem dicasi a Crotone, dove il Partito democratico ha dilapidato una candidatura credibile, per via di una serie di faide interne.
La direzione. Tutte le sensibilità della compagine domani si troveranno alla direzione. Trovare il bandolo della matassa non sarà semplice. Anche se questa volta c'è uno stimolo in più: il timore che il Premier possa arrivare davvero con il lanciafiamme! Uno spauracchio che non intimorisce nessuno, tranni quelli che...vedono tremare la propria poltrona in Parlamento.
Il Referendum. A proposito, per il Referendum di ottobre servirà coesione, onde evitare che possa essere definitivamente inabissata una nave di crociera trasformata dal voto popolare in una zattera. Perchè se i No prevalessero in Calabria, allora davvero il Premier sorvolerà la Regione dal Pollino allo Stretto, non con il lanciafiamme, ma con un aereo della Luftwaffe per radere al suolo tutta la classe dirigente del suo partito!
