Narcotraffico, l'asse con la 'ndrangheta di Vibo: ecco chi sono i 23 arrestati (NOMI)
Operazione "Whisper": in totolare 62 indagati. Le indagini della DDA svelano una rete criminale complessa, capace di gestire lo stoccaggio in cimiteri e officine, con una linea diretta tra le cosche vibonesi e i grossisti pugliesi
Un "sussurro" che si è trasformato in un boato giudiziario. Si è conclusa all'alba di oggi, venerdì 10 luglio 2026, l'operazione "Whisper", un imponente blitz coordinato dalla Direzione Investigativa Antimafia (Dia) che ha smantellato due pericolose organizzazioni criminali specializzate nel narcotraffico internazionale, con radici profonde nel Salento e ramificazioni che toccano Bari, Roma, Matera e, in modo cruciale, Vibo Valentia.
L'inchiesta, condotta dalla DDA di Lecce (sostituta procuratrice Giovanna Cannarile) e culminata nell'ordinanza firmata dalla gip Valeria Fedele, ha portato all'esecuzione di 23 misure cautelari (21 in carcere e 2 ai domiciliari) su un totale di 62 indagati. Al centro delle indagini, due network distinti ma speculari: uno alimentato da canali albanesi per eroina e marijuana, e l'altro focalizzato sulla cocaina, importata grazie a un solido asse con la 'Ndrangheta vibonese.
Se il gruppo di Oria gestiva il traffico con logiche familiari e contabilità serrata, la rete leccese puntava a una strategia di vertice. Il capo dell'organizzazione, pur detenuto, riusciva a impartire ordini tramite la moglie, che fungeva da collegamento con l'esterno. È emerso che il sodalizio si riforniva di cocaina attraverso un intermediario considerato il "factotum" di una potente cosca della 'ndrangheta egemone a Vibo Valentia. Il gruppo leccese operava su scala industriale, selezionando esclusivamente grossisti in grado di gestire flussi costanti di stupefacente.
Destinatari della custodia cautelare in carcere:
- Angelo Zanzarelli, 52 anni, di Oria;
Francesca Caputi, 70 anni, di Oria;
Antonio Alessio Fanti, 36 anni, di Oria;
Valentina Giodice, 31 anni, di Oria;
Luisa Mazzuti, 31 anni, di Oria;
Francesco Patisso, 48 anni, di Oria;
Myrteza Balliu, 33 anni, residente a Scanzano Ionico (MT);
Francesca Marta Calogiuri, 34 anni, di Monteroni (LE);
Adi Coba, 35 anni, di nazionalità albanese;
Giuseppe Ambrogio Condina, 35 anni, di Serra San Bruno (VV);
Davide Corlianò, 45 anni, di Lecce;
Gabriele Carmine Cuna, 25 anni, di Sternatia (LE);
Gianfranco De Livrano, 61 anni, di Manduria (TA);
Giovanni Dollorenzo, 51 anni, di Lecce;
Agron Ganaj (detto "Marco"), 44 anni, residente a Mola di Bari (BA);
Alessandro Greco, 43 anni, di Cavallino (LE);
Klajdi Musaku, 31 anni, residente a Policoro (MT);
Raffaele Pezzuto, 42 anni, di San Cesario (LE);
Alessandro Serino, 55 anni, di Lecce;
Emiliana Sinistro, 46 anni, di Cavallino (LE);
Sara Tafuro, 43 anni, di Racale (LE).
Destinatari degli arresti domiciliari:
- Silvia Caputi, 63 anni, di Torre Santa Susanna;
Anastasia Serino, 24 anni, di Lecce.
Le indagini hanno svelato una gestione del business estremamente sofisticata. Ad Oria, il gruppo familiare non si limitava a utilizzare officine meccaniche come basi logistiche, ma arrivava a nascondere il denaro contante – provento di fatturati da centinaia di migliaia di euro – all'interno di pneumatici o addirittura in loculi cimiteriali. Non mancava l'aspetto tecnologico: per anticipare le mosse delle forze dell'ordine, gli indagati avevano installato telecamere con SIM 4G puntate sulla Caserma dei Carabinieri di Oria e sui varchi di accesso alla città, trasformando il territorio in un perimetro sotto costante monitoraggio criminale.
