Nuova sforbiciata del Governo: tagliati i fondi alla Calabria per il sostegno agli asili nido
Il Miur ha decurtato da sei a poco più di un milione i fondi destinati al sostegno delle scuole della prima infanzia: "Così gli asili chiuderanno i battenti"
Nuova sforbiciata del Ministero dell'Istruzione che ha deciso di decurtare i fondi destinati per gli asili nido e la prima infanzia. Penalizzato il Sud e, soprattutto, la Calabria dove originariamente era previsto l'arrivo di sei milioni di euro ed invece i fondi stanziati dal Miur saranno appena 1,3.
Interrogazione. "Sono stati sovvertiti - denuncia il capogruppo di Italia in Consiglio regionale Alessandro Nicolò - i criteri adottati poco tempo fa dalla Conferenza unificata Stato-Regioni". Il consigliere regionale reggino ha già depositato un'interrogazione urgente sull'argomento. La decisione di decurtare i fondi colpisce la fascia di età compresa tra i zero e i sei anni con conseguenza negative sulle scuole dell'infanzia. "Peraltro – prosegue Nicolò – la Calabria, secondo quanto disposto dal Miur, si vedrebbe assegnata una quota per ogni bambino assistito di poco meno di cinquanta euro, a fronte degli oltre cento euro dedicati ai piccoli residenti in Valle D’Aosta. In Calabria una decisione del genere – sostiene Alessandro Nicolò – non farebbe altro che alimentare la dispersione scolastica e impedire alle famiglie di iscrivere i propri figli per mancanza di disponibilità strutturali. Da qui, la necessità che il presidente della Regione riferisca urgentemente al Consiglio regionale sulla vicenda, nel frattempo operando per recuperare i fondi tagliati che in una regione come la nostra sono oltremodo necessari”.
Nota congiunta. La decisione del Miur non è affatto piaciuta al Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza Antonio Marziale che in una nota congiunta con la presidente della Commissione Pari Opportunità Cinzia Nava ha espresso tutto il suo disappunto: "E' una decisione - chiosa Marziale - che danneggia anche la conciliazione lavoro-famiglia che riguarda maggiormente le donne". Gli impegni familiari si concentrano, infatti, sulle spalle di donne e mamme, costrette a rocambolesche imprese per incastrare tutti gli impegni della giornata. "Ridurre la spesa - sostengono - significa di fatto chiudere gli asili nido, anziché farli aumentare come numero e frequenza portandoci al fianco degli altri Paesi europei”.
Il fatto stesso che l’Italia non riesca a uscire come altri Paesi europei dalla recessione – proseguono Marziale e Nava –, appare fortemente connesso con l’abbandono delle politiche scolastiche di qualità, in primis delle politiche a sostegno della frequenza dei bambini agli asili nido. Ciò è sbalorditivo, rispetto ai continui proclami di attenzione verso la famiglia, le donne e i minori da parte della politica”.
Inutili giustificazioni. “A nulla vale la giustificazione del sottosegretario all’Istruzione, Vito De Filippo, secondo il quale i tagli sono frutto di un accordo raggiunto in Conferenza unificata dove sedevano i rappresentanti di Regioni ed Enti – sottolineano Marziale e Nava – perché nessuno potrebbe affermare che in un territorio depresso come la Calabria la riduzione della spesa di così grave portata possa essere accettata. Se in sede di Conferenza nessuno ha detto niente, ebbene lo diciamo noi – concludono – con la forza di un lavoro che ci pone quotidianamente davanti a sempre più evidenti difficoltà di mamme e bambini, i quali avrebbero dovuto registrare aumenti e non decurtazioni per soddisfare i bisogni cui devono far fronte”.
