Nel marzo scorso è stato condannato a 7 anni e mezzo dal tribunale di Vibo. Nel frattempo il 31enne aveva presentato ricorso in Cassazione avverso l'ordinanza di custodia cautelare

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Resta in carcere Domenic Signoretta, 31 anni, di Jonadi, ritenuto l’armiere dell’articolazione del clan Mancuso che fa capo a Pantaleone Mancuso, detto“l’Ingegnere”, il boss estradato dall’Argentina dopo essere stato catturato lo scorso anno in Sud America dove si era reso latitante. Signoretta il 23 marzo scorso è stato condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione, e 6mila euro di multa, dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia che gli ha anche applicato le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dichiarato l’interdizione legale durante l’espiazione della pena.

Cassazione respinge ricorso. A dibattimento in corso, Domenic Signoretta aveva presentato ricorso alla Suprema Corte avverso avverso l'ordinanza con la quale il Tribunale della Libertà di Catanzaro, con ordinanza del 2 febbraio scorso, aveva confermato la misura cautelare della detenzione in carcere  disposta dal gip distrettuale il 28 dicembre 2015 poiché gravemente indiziato del reato di porto e detenzione di un vero e proprio arsenale di armi da guerra scoperto dai carabinieri del Ros di Catanzaro a Jonadi il 26 marzo 2015 in un fabbricato rurale e in un ovile.

Domenic Signoretta

Fra le armi rinvenute, un fucile a pompa calibro 12 con matricola abrasa, una mitragliatrice e sette pistole di vario calibro e marca, più mille munizioni. L’aggravante dell’agevolazione del clan mafioso dei Mancuso nasce dalle dichiarazioni di Arcangelo Furfaro, nuovo collaboratore di giustizia di Gioia Tauro vicino alla cosca Molè che ha ricostruito il ruolo di Signoretta quale “braccio-destro del boss Pantaleone Mancuso”. La Cassazione, nel lasciare in carcere Signoretta, sottolinea che il ricorso è "infondato" in quanto la competenza funzionale del giudice per le indagini preliminari del capoluogo del distretto - che va individuata in base alla notizia di reato iscritta nell'apposito registro - resta ferma anche qualora altro giudice abbia emesso diverso provvedimento giudiziario escludendo l'aggravante mafiosa.

Omicidio di Domenico Campisi

In secondo luogo, per la Cassazione un riscontro pienamente individualizzante, quanto al porto ed alla detenzione delle armi, è dato dal loro ritrovamento ove indicato dal collaboratore Arcangelo Furfaro, la cui convivenza romana con Domenic Signoretta non è stata contestata dalla difesa ricorrente. Con specifico riferimento poi all'aggravante della agevolazione mafiosa in favore del clan Mancuso di Limbadi e Nicotera, la Cassazione richiama gli atti di causa dell'omicidio del broker della cocaina Domenico Campisi (ucciso a Nicotera nel giugno 2011), di natura mafiosa, preannunciato dall'indagato al futuro collaboratore di giustizia Arcangelo Furfaro, omicidio poi effettivamente commesso. (g.b.)