La XXII edizione della Fiera Gutenberg “Ombre e luci del domani” non delude le aspettative
La XXII edizione della Fiera Gutenberg “Ombre e luci del domani” non delude le aspettative, anzi continua a innovarsi e a crescere. Con l'avvento delle nuove tecnologie e dei nuovi media, l'evento si sta adattando ai tempi, esplorando nuovi formati e modalità di interazione per coinvolgere un pubblico sempre più vasto e diversificato.
Il Progetto Gutenberg è molto più di una semplice fiera letteraria. È un simbolo di rinascita culturale, un esempio di come la passione e l'impegno di una persona possano trasformare un'intera comunità, è l’esempio virtuoso di come la scuola possa offrire una didattica alternativa e appassionante.
La Calabria, grazie al lavoro di Armando Vitale, del Liceo Galluppi di Catanzaro, e di tutte le scuole appartenenti alla rete Gutenberg fra cui l’IIS Morelli-Colao di Vibo Valentia, è diventata un faro di cultura e letteratura, dimostrando che, anche in tempi difficili e contraddittori come quello attuale, la cultura possa essere una forza potente di cambiamento e progresso.
Anche quest’anno l’IIS Morelli- Colao, grazie al suo dirigente, Ing. Raffaele Suppa, che da anni crede nel progetto, porta i libri al centro della didattica e i protagonisti indiscussi diventano gli studenti, lettori appassionati e moderatori di incontri e presentazioni. L’entusiasmo si accende e per una settimana la nostra scuola si trasforma in un’agorà, un’aula allargata in cui si leggono i libri ad alta voce e ci si interroga su argomenti fondamentali come la storia, la guerra in Israele, il bullismo, la violenza, la diversità, il mito e la conoscenza del sé. Dal 20 al 23 si susseguiranno Anna Foa, Annita Vitale, Camilla Mancini, Francesco Grano e Francesco Bevilacqua.
L’incontro con Annita Vitale è stato particolarmente vivace e ha coinvolto le studentesse e gli studenti in un appassionante dibattito.
Annita Vitale, nata a Lamezia Terme nel 1975, è sposata con Nico ed è mamma di tre figli: Giuseppe, Valentina e Mariasole. Laureata in Giurisprudenza nel 1999, ha dedicato gran parte della sua carriera al lavoro nelle pubbliche amministrazioni, con oltre quindici anni di esperienza nella progettazione e attuazione di iniziative complesse, in particolare nei settori sociale e culturale.
Nel corso della sua attività professionale, ha collaborato a lungo con il Dipartimento Sviluppo e Coesione del Ministero dello Sviluppo Economico, contribuendo alla realizzazione di progetti significativi per la Calabria nell’ambito del programma “Sensi Contemporanei”. Tra le iniziative più rilevanti a cui ha preso parte si ricordano la mostra di Dennis Oppenheim presso il Parco Archeologico di Scolacium, l’esposizione dedicata a Jannis Kounellis al Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide e alla Galleria Nazionale di Palazzo Arnone di Cosenza, e il progetto multimediale “Valentia Sensibile” dello Studio Azzurro, volto alla valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale del territorio vibonese.
Grazie a queste esperienze, Annita ha maturato la consapevolezza di quanto la cultura possa rappresentare un vero e proprio motore di sviluppo sociale ed economico, soprattutto in aree fragili e ricche di potenzialità come il Mezzogiorno.
Ha inoltre lavorato con fondi nazionali ed europei presso il Dipartimento Programmazione della Regione Calabria e, più recentemente, presso la Regione Campania, occupandosi di progetti legati alla valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale: teatri, musei, biblioteche e archivi. Attualmente lavora al Dipartimento Cultura e Istruzione della Regione Calabria e partecipa a un progetto europeo nell’ambito dell’immigrazione, un’esperienza che considera profondamente arricchente sia sul piano umano che professionale. La sua attenzione al tema dell’inclusione e del dialogo interculturale è parte integrante della sua visione di una società più equa e aperta.
Fin da bambina ha coltivato una profonda passione per la lettura, nutrita dalla ricca biblioteca di famiglia. Il primo libro letto, “Se questo è un uomo” di Primo Levi – un dono del padre Michele – ha segnato l’inizio di un amore per la letteratura mai interrotto. Nel tempo, ha approfondito autori come Kafka, Calvino, Hesse, Morrison, Dostoevskij, Yourcenar, Irving, Woolf, Márquez, Pennac, Starnone e molti altri. La lettura rappresenta per lei uno strumento di conoscenza e immaginazione, capace di ampliare gli orizzonti personali e professionali. Ultimamente Annita Vitale ha avviato anche un’appassionante esperienza politica.
Zero, Grafichéditore, affronta con coraggio e sensibilità temi profondi e spesso taciuti, come l'abuso intrafamiliare, l'incomunicabilità e il difficile percorso di ricostruzione dell'identità dopo un trauma. Come detto dall'autrice: il contenuto e il senso del libro è scendere nei recessi più nascosti dell'io in un'analisi che ricerca le cause dei comportamenti dei protagonisti, appartenenti allo stesso gruppo familiare.
La storia ruota attorno a Valentina ed Edoardo, fratelli gemelli che si ritrovano dopo anni di separazione. Il ritorno al paese d'origine diventa un viaggio interiore per Valentina, che cerca di dare un senso alla propria vita, recuperando ricordi e sentimenti che aveva volutamente dimenticato per sottrarsi al disagio e alla sofferenza.
Come già detto, il romanzo affronta il tema dell'abuso sessuale intrafamiliare, un argomento delicato e spesso sommerso. Edoardo, vittima di abusi da parte del padre, ha vissuto nel silenzio e nella solitudine, mentre Valentina, pur non essendo direttamente coinvolta, ha subito le conseguenze di un ambiente familiare segnato dalla poca comunicazione e dal dolore. Quello che viene messo maggiormente in evidenza è lo scandaglio tormentoso dei personaggi, nel loro chiudersi in sé stessi come difesa di quel che resta dell'unità familiare nel tentativo di non farsi male, per amore dell'altro.
Annita Vitale adotta una tecnica narrativa che si avvicina al flusso di coscienza, con un apparente disordine che lascia al lettore il compito di riannodare i fili e cogliere i nessi del racconto.
Valentina è una figura complessa e dolente, intrappolata tra il peso del passato e l’impossibilità del presente. Il suo viaggio non è solo geografico, ma interiore: un ritorno al paese d’origine che si trasforma in un recupero faticoso della memoria, della verità, dei sentimenti rimossi. Valentina non è più Valentina: “era una ragazza senza passato e futuro, immersa in un presente sonnolento e febbrile che correva verso un oblio sconosciuto."
Alfonso, il padre, è una figura ambigua, un "buon maestro e cattivo padre", che incarna la contraddizione tra l'apparenza rispettabile e la realtà oscura degli abusi perpetrati.
Il romanzo si inserisce in un contesto legale e sociale ben preciso. In Italia, la legge n. 66 del 15 febbraio 1996 ha introdotto il reato di violenza sessuale a danno di minori, prevedendo aggravanti conseguenze nel caso in cui il colpevole abbia un rapporto specifico con la vittima, come nel caso di un genitore.
La narrazione contribuisce a dare voce a un fenomeno spesso nascosto, offrendo uno spunto di riflessione sulla necessità di affrontare e denunciare gli abusi, rompendo il silenzio che li circonda.
Zero è un'opera intensa e coraggiosa, che affronta temi difficili con sensibilità e profondità.
