Oltre duemila prescrizioni illecite per un totale di 4.720 confezioni con 28 compresse e un dosaggio compreso tra 20 e 80 mg. Sono le ricette prescritte da un medico di base che dal 2015 è stato parte integrante di un articolato sistema di smercio illegale di farmaci. Il sistema messo in piedi permetteva ad alcuni tossicodipendenti, con la compiacenza di un medico di base, di rifornirsi nelle farmacie di un medicinale contenente “ossicodone”, poi spacciato nel mercato illegale come valido sostituto dell’eroina. Così i carabinieri di Cosenza hanno smantellato l’organizzazione che si fondava sulla compiacenza di un medico.

"Ricettopoli". Le indagini sono partite a seguito di una segnalazione inviata dall’Asp di Cosenza al Reparto dell’Arma in merito a un esponenziale incremento delle prescrizioni di un farmaco oppioide a base di ossicodone, utilizzato per le cure palliative e del dolore severo in patologie neoplastiche o degenerative del presunto furto di 10 ricettari.

Il ruolo del medico. Dalle indagini è emerso il ruolo di un medico di base che, titolare dei ricettari utilizzati per le prescrizioni di medicinali a favore dei coindagati, aveva pensato di giustificare il numero di ricette agli uffici di medicina di base con un presunto furto. Aveva poi confermato ai dirigenti che avrebbe formalizzato la denuncia. Ma, da accurate verifiche, è emerso che la denuncia non è stata mai presentata.
Le indagini hanno poi consentito di accertare che si era trattato di un maldestro tentativo di occultare la propria condotta, che sarebbe iniziata a partire dal 2015. Il farmaco dagli effetti stupefacenti è divenuto il motore della presente indagine che ha fatto emergere l’esistenza, sul territorio cosentino, di un mercato di smercio di droga apparentemente legale, ma parallelo a quello clandestino di spaccio dell’eroina.
Il medico di base cosentino, dietro richiesta di alcuni pazienti, avrebbe prescritto numerose ricette del farmaco a base stupefacente, pur in assenza di patologie sofferte dai destinatari. I presunti pazienti, quindi, potevano ottenere illecitamente confezioni in quantità spropositate ed incompatibili anche con l’uso raccomandato dall’AIFA per singolo paziente.
La condotta del medico per gli inquirenti sarebbe stata caratterizzata da una chiara consapevolezza dell’illiceità del proprio agire, come emerso da alcune conversazioni con i pazienti indagati, riportati nell’ordinanza del GIP, in cui lo stesso asserisce “Tu non hai titolo a prendere (ndr segue la denominazione del farmaco)”, o ancora, in un altro incontro, “Ma ti rendi conto che sono anni, che fate ste cose...?.. Anni...!!.. No giorni...!!.”.
Il medico, cosciente delle conseguenze derivanti dall’assunzione incontrollata del farmaco, sarebbe poi apparso incurante dello stato di salute riferito da alcuni assuntori. Infatti, in alcune intercettazioni, l’uomo, preoccupato per l’abbassamento delle difese immunitarie di uno di essi, avrebbe spiegato al paziente che la causa sarebbe stata imputabile all’eccessivo consumo del farmaco. Ma nonostante tutto avrebbe continuato a cedere alle continue richieste di prescrizione del prodotto. E non solo, perché lo stesso medico nel ribattere ad uno dei pazienti, avrebbe affermato “Nooo che ti ammazzi solo con tutte queste medicine..”
Gli inquirenti hanno raccolto altre dichiarazioni, captate da intercettazioni, e sarebbe apparsa singolare l’esternazione di un altro paziente, che a fronte delle preoccupazioni del medico sulle verifiche sull’esenzione dal ticket, risponde, noncurante, “tanto paga lo Stato!”.

La truffa. Le indagini hanno evidenziato una truffa in concorso ai danni del Servizio Sanitario Nazionale da parte del medico di base, di tre farmacisti e degli intestatari delle ricette, consistente nel far ricadere i costi dei medicinali a carico del S.S.N. per un ammontare di 175.947,96 euro.
Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, con i colleghi del Nucleo Antisofisticazione e Sanità di, hanno eseguito 13 misure cautelari personali (di cui 6 agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, 3 agli arresti domiciliari, nonché 4 misure interdittive dall’esercizio della professione) e reali (sequestro preventivo delle somme di denaro per un totale di 175.947,96 €), emesse dal gip presso il Tribunale di Cosenza nei confronti 13 persone, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di “prescrizioni abusive in concorso”, “detenzione e cessione di sostanze stupefacenti in concorso”, “truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale” e “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in concorso”. I Carabinieri hanno avviato le procedure per il sequestro preventivo della somma di 175.947 euro nei confronti dei tre farmacisti destinatari delle misura interdittiva. L’ importo è stato calcolato come il rimborso corrisposto dal S.S.N. alla medesima farmacia per la dispensazione delle ricette intestate ad un singolo indagato nell’arco temporale a decorrere dal 2015.
Dal monitoraggio degli indagati è stato accertato che il farmaco, ottenuto a seguito della presentazione delle prescrizioni nelle farmacie di Cosenza, sarebbe stato in parte impiegato per uso personale ed in parte ceduto a terze persone dietro pagamento di un corrispettivo come documentato nel corso di mirati servizi culminati nel sequestro complessivo di 419 compresse. Particolarmente significativo il quantitativo rinvenuto nel corso di una perquisizione domiciliare avvenuta il 6 marzo 2019, presso l’abitazione di uno degli indagati, in cui i Carabinieri rinvenivano 279 compresse a base di ossicodone di 80 mg e diverse ricette aventi ad oggetto le prescrizioni di tale farmaco, numero sicuramente sproporzionato per la cura di un singola persona. L’indagine è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Cosenza di concerto con il locale Nas e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, e dal sostituto procuratore Margherita Saccà.

Il ruolo dei farmacisti.
Dall’attività di monitoraggio svolta dai Carabinieri è stato possibile scoprire come i farmacisti, nonostante le prescrizioni di legge in materia, avessero dispensato i farmaci in quantità spropositate ed incompatibili con l’uso di un singolo paziente, poi presentando le ricette per il successivo rimborso. Gli stessi, in alcuni casi, avrebbero favorito la condotta illecita dei richiedenti, spesso anche con la consegna dei farmaci incriminati presso il loro domicilio. Addirittura, come viene anche sottolineato nell’ordinanza del GIP, alcuni farmacisti, animati da interessi di natura economica, in più occasioni, invogliavano l’indagato ad ottenere ulteriori prescrizioni abusive, segnalando allo stesso la disponibilità presso la farmacia del medicamento contenente l’ossicodone. Particolarmente significative, per non dire allarmanti, appaiono le conversazioni in cui una farmacista offre ulteriori confezioni di farmaco ad uno degli indagati, rispetto a quello che lo stesso aveva richiesto ed in relazione alle quali aveva riferito di essere in possesso delle necessarie prescrizioni, così, di fatto, invogliandolo a procurarsi, per il tramite del suo canale di fiducia, ulteriori prescrizioni aventi ad oggetto farmaci stupefacenti.
Analoghe condotte sono state riscontrate anche a carico di altri farmacisti destinatari di interdittiva, che, in assenza di alcun controllo avrebbero consegnato a domicilio il farmaco ad uno degli indagati, anche se quest’ultimo non fosse l’intestatario della ricetta.
Un altro aspetto imputato agli arrestati è quello relativo all’ulteriore falsificazione materiale delle ricette ricevute dal medico. Infatti, è stato accertato che gli indagati si facevano prescrivere il farmaco con un dosaggio da 20 mg ed, alcune volte, da 40 mg. Una volta ottenuta la ricetta, al fine di ottenere un farmaco con un principio attivo più elevato, modificavano manualmente il numero “20” in “80”. Da quanto documentato, non sembra che il medico fosse pienamente consapevole della successiva falsificazione, anche se dal contenuto delle conversazioni captate è emerso come l’uomo avesse avuto il sospetto, ma che avesse poi deciso di continuare con la propria condotta. Contestualmente all’esecuzione delle predette misure cautelari i Carabinieri hanno proceduto alla perquisizione domiciliare nei confronti dei 4 titolari delle altre farmacie coinvolte, con contestuale notifica di informazioni di garanzia in ordine al reato di truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale per un ammontare complessivo di 130.699,46 euro, in relazione all’ abusiva erogazione di ulteriori 2.258 confezioni del medesimo farmaco.