Rappresentanti istituzionali, sindacali e associazioni di categoria si sono ritrovati questo pomeriggio nella sala giunta di palazzo "Luigi Razza"

Una sinergia profonda capace di andare oltre gli ostacoli posti da una politica regionale che oggi come ieri non facilita il cammino verso la costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia. Parte da questi presupposti la discussione del Comitato civico per la costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia. Il primo incontro, che avuto luogo questo pomeriggio nella sala giunta di palazzo "Luigi Razza", si è da poco concluso. A presiederlo il presidente del Consiglio comunale Stefano Luciano. Al tavolo di confronto i principali rappresentanti istituzionali, sindacali e delle associazioni. Ad esordire il segretario provinciale della Cgil Luigino De Nardo. "Questo comitato  - ha detto  - nasce dalle diverse preoccupazioni di vedere realizzata l'opera. Inutile guardare indietro. Bisogna proseguire nel solco di quanto già fatto dal Consiglio comunale". Non ha dubbi l'esponente sindacale sulla necessità di " mettere in circolo per varie ragioni 150 milioni di euro fermi da tempo". De Nardo ha chiamato in causa "il direttore generale dell'Asp dal quale attendiamo - ha chiarito - un impegno più assiduo". In sostanza, bisogna stare "dentro la discussione, sollecitarla e fare le opportune verifiche".

image-18-02-16-17-43-1Il presidente del Consiglio. Al rappresentante sindacale ha fatto eco Stefano Luciano. Il capo dell'assise di palazzo "Luigi Razza" ha rimarcato la duplice funzione dell'ospedale: innanzitutto, quella di fornire un servizio pubblico, in secondo luogo, di poter accogliere giovani professionalità spesso costrette ad emigrare da questo territorio". Luciano ha stigmativo atteggiamenti remissivi figli di una cultura della "rassegnazione da superare attraverso la mobilitazione di tutti i compartiti attivi per evitare inottemperanze della politica e delle istituzuoni". Non si è tirato indietro il presidente del Consiglio ribadendo come "il Comune farà la sua parte partecipando attivamente ai lavori del Comitato e facendosi parte attiva nel processo realizzativo del nuovo nosocomio". Quindi ha rammentato l'istituzione di una commissione d'inchiesta dentro il Comune per capire i problemi legati all'aspetto edilizio.

Medici e infermieri. Spazio anche ai tecnici del settore. Al tavolo c'erano pure i rappresentanti dei sanitari. Dal presidente dell'Ordine dei Medici Antonino Maglia è arrivato un input a riprendere in mano "la politica sanitaria che non si fa ormai da quindici anni. Guardiamoci bene - ha detto - dal realizzare una mega-struttura che non risponda alle necessità del territorio". Le necessità degli infermieri sono state segnalate invece da Stefano Moscato dell'Ipasvi. 

Le associazioni. L'iter delle tante prime pietre con tanto di inchieste giudiziarie che hanno frenato la costruzione del nuovo ospedale è stato messo in luce da Diego Brancia di Rete Civica che ha lanciato un allarme forte e chiaro: "La politica regionale - ha sottolineato - tende a ridurre il peso specifico sanitario su questo territorio". Lo faceva prima, lo fa anche adesso. "Non siamo più disposti a convivere con questa situazione di precarietà che si protrae da anni" - ha detto Antonio Nicocia della Camera di Commercio. E le sue parole hanno trovato pieno conforto nelle affermazioni di Pasquale Barbalaco (Uil) che ha metto tutti in guardia "dai rischi che corre il territorio" e da Bruno La Fortuna ( Cisl). 

La politica.  Ai lavori ha partecipato anche il consigliere del Pd Giovanni Russo, uno dei principali fautori del Consiglio comunale aperto della scorsa settimana. "Esistono ancora molti problemi che non si risolveranno facilmente - ha evidenziato l'esponente del Pd - Dalla copertura delle spese per rete fognaria, per la strada di accesso ad altre questioni venute fuori nella I Conferenza dei servizi". Piuttosto "la politica vibonese - ha segnalato - deve scandire un cambio di passo, ribellandosi quando necessario alle decisioni del commissario Scura che in tema di assistenza sanitaria non ha fatto altro che tagliare i servizi sul territorio con il decreto 9".