Le concessioni oggetto della consultazione nella nostra regione sono cinque e tutte davanti alle coste crotonesi, nell'area di Capo Colonna, dove sorgono le vestigia dell'antico tempio di Hera Lacinia

Con le scarpe rotte e le tasche piene. La nostra Calabria appare così a leggere i dati riportati sul sito della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo economico. Sotto ai nostri piedi, infatti, si nasconde una ricchezza che fa gola alle compagnie del gas che già da tempo hanno avviato la loro caccia. I numeri, certo, sono imparagonabili a quelli della vicina Basilicata – un vero e proprio “sceiccato” in pieno Sud Italia – ma non si può dire che i signori dell’energia non abbiano gettato l’occhio anche qui. E non solo l’occhio…

La terra del gas. Da quanto emerge dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, le royalties incassate dalla nostra regione nel 2015 per le attività di estrazione del gas sono state pari a 6.336.206,56 euro. Sono cinque le concessioni oggetto del referendum che si trovano nel nostro mare e tutte al largo delle coste crotonesi. Due non risultano più produttive, una dal 1992 e l’altra dal 1999, le altre sono in scadenza tra il 2018 e il 2021. Gli impianti sono quelli dell’Eni, che opera tramite la “Società Ionica Gas” nell’area di Capo Colonna con le piattaforme “Luna A”, “Luna B”, “Hera Lacinia Beaf”, “Hera Lacinia 14” e due pozzi sottomarini, “Luna 27” e “Luna 40 Saf” (le ultime tre risultano “non eroganti” – leggi qui).

Capo Colonna tra mito e business. È una delle zone più ricche di gas naturale ma è anche una di quelle più ricche di cultura e di storia. E si trova a Crotone, ai piedi di un sito archeologico tra i più famosi e visitati in Italia, laddove un’unica colonna di quello che fu il tempio di Hera Lacinia si contende oggi il paesaggio con le piattaforme installate dall’Eni. Curiosamente, quel nome che ha consegnato alla storia il culto di una divinità oggi lo portano proprio quelle strutture di metallo sorte in mezzo al mare. Una storia di tutt’altro che pacifica convivenza questa tra mito e business. Nel corso degli anni sono state diverse infatti le polemiche che hanno avuto al centro la presenza del cane a sei zampe davanti al tempio di Hera. Da quelle legate alle vertenze sulle transazioni tra Eni e Comune all’apertura di un nuovo pozzo per l’estrazione di metano. Una bufera, quest’ultima, che vide i cittadini scendere in strada a Capo Colonna e che investì il Ministero dell’Ambiente, contro cui le amministrazioni locali puntarono il dito quale responsabile del rilascio di autorizzazioni delle quali tanto il Comune quanto la Regione si dichiararono ignari. Ancora oggi, quei modernissimi giganti che si stagliano in mare interrompendo la vista tesa verso un orizzonte dietro al quale immaginare lo splendore di epoche lontane, fa storcere il naso a più d’uno. Ma tant’è. “Il metano ti dà una mano”, recitava un vecchio slogan. Quanto – e soprattutto a chi – è materia oggetto del contendere tra le diverse fazioni referendarie. Sicuramente ha dato una mano a non notare lo stridìo del metallo sulla pietra di un’antica colonna dorica.

(mav)


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