Si tratta di Giuseppe Dimasi. Il pubblico ministero Giulia Pantano ha chiesto l'acquisizione dei verbali nell'udienza preliminare del processo Lex

di FRANCESCO ALTOMONTE

C'è un nuovo collaboratore di giustizia nelle cosche della Piana di Gioia Tauro. Il suo nome è Giuseppe Di Masi, imputato nel maxi processo denominato "Lex, indagine della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria contro i clan di Laureana di Borrello. La notizia è stata comunicata questa mattina nel corso dell'udienza preliminare davanti al gup Reggino Caterina Catalano.

Nuovo collaboratore Dimasi è accusato di associazione mafiosa e considerato vicino alla cosca Ferrentino di Laureana. Di Masi si aggiunge ai collaboratori di giustizia che avevano già deciso di collaborare con la Dda subito dopo gli arresti dell'operazione "Lex", vale a dire Nicola Lentini e Roberto Furuli, le cui dichiarazioni sono già parte integrante delle indagini. Sulle cosche laureanesi ha rilasciato dichiarazioni anche il collaboratori di Vibo Mantella.

il pm Giulia Pantano

Richieste preliminari Stamattina il sostituto procuratore della Dda Giulia Pantano ha chiesto il gup Catalano l'acquisizione dei verbali nei quali sono confluite le dichiarazioni di Dimasi. Il giudice per l'udienza preliminare si è riservato di decidere all'udienza del 12 ottobre prossimo, nel corso della quale si pronuncerà anche sulla richiesta dell'avvocato Giovanni Montalto circa l'utilizzabilità delle intercettazioni e delle indagini preliminari. 

A processo. Dopo avere chiuso il cerchio delle indagini, quindi, la Dda punterà al processo per il 48 indagati nell’inchiesta sulle cosche “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”. Tanti i reati contestati. Si va dall’associazione mafiosa, concorso esterno, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, danneggiamenti, lesioni personali gravi, frode sportiva, intestazione fittizia di beni, incendio, tutti aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. Il blitz scattò il 3 novembre dello scorso anno.

L’inchiesta. L’indagine, svolta dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro- all’epoca guidati dal maggiore Francesco Cinnirella- avrebbe fatto luce su una serie di episodi avvenuti a Laureana di Borrello a partire dal mese di giugno del 2014. Elementi che per l’antimafia reggina denotavano l’operatività delle due cosche, spesso in contrasto tra di loro. Ricordiamo che Laureana di Borrello, alla fine degli anni ’90, fu teatro di una delle faide più sanguinose della storia criminale calabrese. Fatti di sangue accertati nel maxi-processo denominato “Piano verde”. Davanti al gup di reggio Calabria questa mattina sono comparsi i 48 imputati per i quali la procura distrettuale ha chiesto il rinvio a giudizio e accusati di fare parte, a vario titolo, delle cosche “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”.