Inchiesta "Robin Hood", Ferrante ai domiciliari. Riserva da sciogliere per Salerno
Nuovo verdetto del Tribunale del Riesame di Catanzaro che ha parzialmente accolto l'istanza presentata dagli avvocati del gestore del Cin Cin Bar
Lascia il carcere e passa ai domiciliari anche Gianfranco Ferrante, 53 anni di Vibo Valentia, arrestato lo scorso 2 febbraio nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e denominata in codice “Robin Hood”. Questo il verdetto del Tribunale del Riesame al quale si erano rivolti i difensori dell'imprenditore vibonese, gli avvocati Francesco Sabatino ed Anselmo Torchia. Nato nel 1964 a Cetraro, Ferrante è vibonese d'adozione ed insieme alla moglie gestisce uno dei più noti bar di Vibo Valentia, il “Cin Cin”, ubicato proprio davanti all'ospedale “Jazzolino”.
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Le accuse. Insieme al consigliere regionale Nazzareno Salerno e all'impiegato di Equitalia Vibo Vincenzo Spasari è accusato, in concorso morale e materiale tra loro, di aver costretto all'interno del “Vivaio Santacroce” l'ex direttore generale del Dipartimento 10 della Regione Calabria Bruno Calvetta ad affidare la responsabilità del progetto “Credito Sociale” (gestito fino a quel momento da un funzionario che sarebbe stato sgradito a Salerno) a Vincenzo Caserta. Un'intimidazione in piena regola che per gli inquirenti sarebbe sta aggravata proprio dalla presenza di Spasari e Ferrante, ritenuti vicini alla famiglia Mancuso il primo e ai Vallelunga il secondo.
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Il profilo. La figura di Gianfranco Ferrante è tra l'altro studiata analiticamente dai carabinieri del Ros che all'imprenditore vibonese dedicano sei pagine di una propria informativa. Di lui parlano i collaboratori di giustizia vibonesi, Raffaele Moscato e Andrea Mantella che in una recente deposizione effettuata nel corso del processo antimafia “Black Money” ha dichiarato in aula di aver conosciuto Cosmo Michele Mancuso al Cin Cin Bar presentato una volta da Gianfranco Ferrante. Il pentito vibonese indica l'imprenditore a disposizione di tutti i gruppi criminali vibonesi, soprattutto dei Mancuso ed inizialmente vicino ai Vallelunga: “Era un portaborse di Damiano Vallelunga”. Da qui il legame che investigatori ipotizzano con il consigliere regionale di Serra San Bruno Nazzareno Salerno al quale Ferrante – secondo quanto sostenuto da Mantella – si rivolgeva quando aveva bisogno di favori.
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Attesa per Salerno e Marano. Questa mattina si sono invece discussi davanti al Tribunale del Riesame di Catanzaro i ricorsi di altri due indagati. Si tratta di Nazzareno Salerno, 52 anni di Serra San Bruno, ex assessore regionale, che si trova in carcere dallo scorso 2 febbraio, dal giorno in cui è scattato il blitz condotto dagli uomini della Guardia di finanza di Catanzaro che lo hanno rintracciato e arrestato a Verona. L'ex assessore è comparso davanti ai giudici assistito dal suo avvocato Enzo Gennaro. Nelle stesse ore è stata vagliata anche l’istanza avanzata dalla difesa di Ortensio Marano, 43 anni di Belmonte Calabro, anche lui arrestato nella stessa operazione e recluso dallo scorso 2 febbraio e assistito dall'avvocato Giovanni Marafioti. I giudici si sono riservati la decisione che dovrebbe arrivare nelle prossime ore, forse già domani anche se non si esclude uno slittamento a lunedì. Secondo l’accusa Nazzareno Salerno avrebbe stretto un “pactum sceleris” con Ortensio Marano, il quale si sarebbe impadronito dei fondi pubblici del Credito Sociale per destinarli alle “sue” società, la Cooperfin Spa e la M&M Management, finite al centro dell’inchiesta. Nelle scorse settimane, Salerno era comparso davanti al gip di Verona per l’interrogatorio di garanzia e in quella sede aveva risposto alle domande del giudice offrendo la sua chiave di lettura.
Inchiesta "Robin Hood" Salerno davanti ai giudici del Riesame
Le altre posizioni. Oltre a Salerno, nell’inchiesta figurano anche l’ex presidente di Calabria Etica Pasqualino Ruberto e per l’ex direttore generale del Dipartimento Lavoro della Regione, Vincenzo Caserta per i quali il Riesame si è già espresso disponendo la scarcerazione di entrambi e l’applicazione della misura cautelare ai domiciliari. Stesso verdetto per l’impiegato di Equitalia Vibo, Vincenzo Spasari (nella foto) mentre per nessuna misura è stata disposta per il dipendente dell’Amministrazione comunale di Vibo Valentia Claudio Isola, ex componente della struttura speciale dell’assessorato al Lavoro della Regione Calabria. Per lui il Tdl ha ordinato l’immediata scarcerazione. Obbligo di dimora infine per Bruno Della Motta, 69 anni, originario di Genova, ma residente a Firenze. Accolta l’istanza dei suoi avvocati per cui l’intermediario finanziario ha lasciato il carcere di Lucca dove era detenuto ed è tornato in libertà. (mi.fa.)
"Robin Hood", doppio verdetto del Riesame. Isola libero, Spasari ai domiciliari
