Vibo, querelle sui migranti: "bonus gratitudine" nel fondo per dirigenti
Prosegue la querelle nata qualche giorno addietro tra il consigliere de "I liberali per Vibo" e gli uffici di palazzo "Luigi Razza"
Il campo è stato sgombrato da ogni incertezza. Il Comune di Vibo Valentia sapeva benissimo dell'esistenza del bonus gratitudine e lo aveva anche incassato. Anche se il passaggio in Consiglio comunale era avvenuto in sordina e senza che parte dell’assemblea neppure se ne accorgesse. Per indicarlo, infatti, era stata utilizzata una formula – “Trasferimenti per sbarchi non finalizzati” - che richiamava, più che altro, il linguaggio oscuro dell’Azzeccagarbugli.
La querelle. Tutto - scrive questa mattina la Gazzetta del Sud - sarebbe diventato molto più chiaro nella giornata di ieri, quando la dirigente Adriana Teti, replicando al presidente della I commissione Giuseppe Muratore che aveva chiesto conto del … bonus, ha evidenziato che tali risorse sono state iscritte a bilancio. A quel punto si è trattato di capire, dettaglio non proprio irrilevante, solo dove fossero stati collocati i preziosi quattrini. E la risposta è arrivata ascoltando lo streaming dell’ultimo Consiglio comunale, quello che ha preceduto la pausa estiva.
L'assestamento di Bilancio. Lo scorso tre agosto il neo-assessore al ramo Laura Pugliese, "forse inconsapevolmente", secondo Muratore, aveva dato una puntuale denominazione a quelle somme, “Trasferimenti per sbarchi non finalizzati”, rimarcando come una parte di queste andasse “ad aumentare il fondo per dipendenti e dirigenti”. Dunque, “un riconoscimento da parte dell’Amministrazione nei confronti del personale che provvede a dare supporto alle operazioni degli sbarchi”. Insomma, la lettera chiarificatrice del dirigente ha contribuito a svelare l’arcano.
La destinazione delle risorse. Il Consiglio comunale aveva deciso di utilizzare queste somme e di dimostrare la propria... gratitudine ai suoi dirigenti e dipendenti implementando un fondo già discretamente cospicuo di oltre 114mila euro. A sollevare il polverone, ancora una volta, il presidente della I commissione Giuseppe Muratore. Uno di quelli abituati a frugare tra le “sudate carte” che passano da un ufficio all’altro dentro palazzo “Luigi Razza” portando con sé un alone di mistero. E la sua reazione è stata ancora una volta immediata.
L'accusa. “Una simile scelta (ovvero di implementare il fondo per i dirigenti) sarebbe stata accettabile ed opportuna se non ci fossimo trovati dinanzi ad un Comune in dissesto finanziario che da anni ormai incide pesantemente sui cittadini. Insomma, si regalano soldi ai dirigenti quando è difficile trovare le risorse per mettere in sicurezza il territorio e per una serie di altre emergenze che potrebbero manifestarsi già con le prossime piogge autunnali”. Quanto al consiglio comunale dello scorso tre agosto, nel corso del quale egli stesso aveva dato voto favorevole all’approvazione complessiva dell’assestamento di bilancio, l’eletto di Forza Italia ha inteso poi puntualizzare: “Mi ero lamentato di non aver ricevuto in tempo utile per poterli esaminare i documenti inerenti la variazione e il conseguente assestamento di bilancio. Addirittura, in I commissione la documentazione non era mai arrivata. Ho espresso quindi il mio voto favorevole tenendo conto unicamente della relazione prodotta dall’assessore”. Parole destinate ad accendere ulteriormente il dibattito ed i riflettori su un tema particolarmente delicato. D’altronde, non è semplice da accettare la distribuzione “a pioggia” di fondi in una città “costretta poi a continue rinunce”. E non è tutto. C’è un dato ulteriore da esaminare. Riguarda l’adeguamento dell’assestamento generale di bilancio al Dup (Documento unico di programmazione). Quel documento – tanto per rinfrescare la memoria - che il Comune lo scorso anno aveva scopiazzato dalla città di Chieri, salvo poi correggere tutto in corsa. Ebbene, “vorrei capire – ha chiesto Muratore – se l’assestamento generale di bilancio ha rispettato le indicazioni contenute nel Dup, poiché se così non fosse stato il Documento unico di programmazione avrebbe dovuto essere variato a sua volta e poi discusso e votato in Consiglio comunale”. E ciò seguendo tutto l’iter previsto dalla norma, “a cominciare dal passaggio in I commissione. Perchè così agisce – ha concluso l’eletto – un’amministrazione che vuole risultare trasparente e corretta agli occhi dei cittadini”.
