E’ appena uscito, edito da “Libritalia”, per i quaderni della “de La Sfida il giornale delle idee differenti”, il volume “La Perenne Attesa”. E’ stato scritto dal giornalista di lungo corso Vincenzo Varone. Una sorta di diario “attraverso il quale - come scrive nella prefazione lo scrittore Mimmo Mazzeo - l’autore offre al lettore “una infiorata di note e di racconti scritti con lievità e intelligenza creativa”.

“Un’Italia irriconoscibile nei suoi principi e nei suoi ideali”. Ma in questo volume - che già nei prossimi giorni sarà disponibile nella varie librerie on line - l’autore ci racconta soprattutto dal suo osservatorio “un’Italia irriconoscibile nei suoi principi e nei suoi ideali”. Una nazione “per quei cittadini normali, ovvero la stragrande maggioranza, che vivono di stipendio, in costante affanno, dove i precari del mondo del lavoro, sfruttati e considerati quasi un vuoto a perdere, non hanno mai trovato asilo e dove i poveri hanno, ormai, superato il limite di guardia: da Busto Arsizio, passando per Roma capitale e fino ad arrivare dalle nostre parti dove più di un nucleo familiare è costretto a rivolgersi alla Caritas, alle parrocchie che fanno quello che possono e alle varie organizzazioni di volontariato”. Un quaderno, quello dato alle stampe da Vincenzo Varone - che vuole anche essere un manifesto contro le disparità sociali. L’autore lo dice a gran voce. “Non è questa l’Italia che ci avevano promesso e di cui la politica che conta si era fatta garante, tra cori, trionfi e con noi giovani di una certa generazione pronti a crederci. Non è questa la nazione che avevamo sognato e immaginato nel nostro girovagare di cronisti con le macchie di inchiostro sul vestito, armati di penna, taccuino e comode scarpe per affrontare le salite e il vento lieve e traditore dell’arbitrio”. Una Italia “irriconoscibile, rispetto ai principi ai quali si sono ispirati i padri della patria”, dove “lo Stato sociale, pazientemente costruito, è stato abbattuto, prima a colpi di “lezioni” al popolo - attraverso i talk show della sera e della notte casta e insonne dove di solito le castronerie vengono puntualmente spacciate per argomenti seri - ed a seguire a colpi di machete con pochi che hanno avuto il coraggio di opporsi e dove le disparità sociali oggi più che mai si toccano con mano. Una nazione dove nelle piccole realtà, gli ultimi presidi - con la scusa del risparmio e quindi della necessità di tagliare per il bene di tutti - sono stati letteralmente cancellati con un colpo di spugna rapace, di cui solo le iene un tempo erano capaci: uffici, scuole, luoghi di vita, di ritrovo e di vera presenza dello Stato al servizio del popolo”.

Il "viaggio nei piccoli centri". Nel suo viaggio Vincenzo Varone non manca di soffermarsi sui piccoli centri, “costretti - complice anche il silenzio di chi alla fine non ha avuto la forza, la voglia o il coraggio di non cedere alla tentazione di chiudere gli occhi - alla resa, all’oblio incondizionato e abbandonati al loro destino in quanto rami secchi e fogli ingialliti, pregevoli per la memoria degli studiosi, ma inutili per il paese Italia dell’efficienza, della produzione e della connessione veloce che corre allegra e gaudente ignorando l’esistenza del dolore, della precarietà della vita e della morte” .

Lo sguardo del cronista è, inoltre, rivolto alle scelte dell’elettorato che “stanco dei rituali di una certa politica” ha dato spazio ai “vitelloni” dalla lingua sciolta e sciocca, con i loro piccoli eserciti senza ideali, che hanno solo favorito con le loro azioni tutte una serie di scelte sbagliate, interessate e dannose, perché ad essere sistematicamente colpiti sono stati i ceti più deboli. Gli ultimi insomma, i primi a pagare le moderne ed efficienti visioni del nuovo potere. Un nuovo ordine, convinto di saper vedere oltre il cielo e le nuvole e succube della sua arroganza e della sua bramosia di onori e prebende da incassare e custodire. Risultato: ridotti a brandelli e con un Meridione d’Italia, nonostante i proclami, costantemente in coda sul fronte della crescita. Un Sud, Calabria in testa, in perenne attesa del suo decollo”. Da qui il titolo dato al quaderno - afferma l’autore – ma senza nessuna pretesa di pontificare o di offrire lezioni ma solo di dire la nostra”.

IL TESTO CONTIENE ANCHE UNA RFLESSIONE SULLA CHIESA DEI MILLE MISTERI , NONCHE’ SU NATUZZA EVOLO E IL SUO SANTUARIO MARIANO. Nel breve viaggio Varone ci offre anche appunti e ripassi sulla sanità e, quindi, sulla Salute, il bene primario di ogni popolo, “ calpestata e spolpata da anni, oseremmo dire da sempre, dagli interessi dei gruppi di comando e dalle solite ammucchiate di logge e loggette e con complicità mai sufficientemente svelate, nella speranza che ci sia finalmente la tanta auspicata svolta”. Il testo contiene, altresì, una riflessione sulla chiesa dai mille misteri, con alcune vicende “dal tintinnio fin troppo pettegolo che neppure nelle ore notturne della preghiera e del perdono ha smesso di far sentire i suoi effetti e la sua poco cristiana corsa alla calunnia sudaticcia”. E, per chiudere l’autore offre, soprattutto a chi ancora non ha avuto modo di approfondirla, la storia di Natuzza Evolo e della sua grande e bella chiesa, intitolata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, che dal sei agosto, dopo anni di attesa e di vicissitudini, sarà finalmente aperta al culto. Un santuario mariano dove troveranno ristoro gli afflitti e dove i tanti cercatori di Dio avranno le attese risposte.