Questo il verdetto del giudice Giovanni Taricco a seguito dell'operazione "Calimero". La pena più pesante inflitta a Giuseppe Fortuna

di PAOLO DEL GIUDICE

Sei condanne nel processo celebrato con il rito abbreviato innanzi il giudice del Tribunale di Vibo Valentia Giovanna Taricco, a seguito dell'operazione “Calimero”, che ha disvelato una rete di spaccio di stupefacenti con “epicentro” il quartiere Cancello Rosso, in pieno centro cittadino.

Le condanne. Il giudice ha così inflitto tre anni di reclusione a Francesco Ionadi (difeso dagli avvocati Salvatore Sorbilli e Santino Cortese), mentre due anni di reclusione sono stati inflitti a Giuseppe Ionadi (avvocati Sorbilli e Cortese). Giuseppe Fortuna, ritenuto a capo del traffico di stupefacenti e difeso dall'avvocato Franco Muzzopappa, si è visto infliggere la pena più pesante, 3 anni e 4 mesi; a tre anni di reclusione a testa sono stati condannati gli altri imputati, Giuseppe Mazzone, Francesco Costa e Ezio Mercuri. Per altri due imputati si procederà con il rito ordinario. Si tratta di Antonio Ventrice e di Mariuccia Franza, quest'ultima è stata scarcerata dal Tribunale del Riesame per "mancanza di gravi indizi di colpevolezza" in accoglimento dell'istanza presentata dal suo legale, l'avvocato Francesco Muzzopappa. (LEGGI QUI)

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L'origine dell'inchiesta. Tutto è partito dal danneggiamento di un mezzo dell'Ased, la ditta che fino a qualche mese fa si occupava della raccolta dei rifiuti a Vibo Valentia. Da quell'attività di indagine, avviata dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia guidata dal capitano Piermarco Borettaz, unitamente ai colleghi del Nucleo operativo radiomobile diretto dal maresciallo Francesco Panei e dai militari della Stazione coordinati dal luogotenente Cosimo Sframeli, gli investigatori si sono messi sulle tracce dei fratelli Francesco Umberto e Giuseppe Ionadi imbattendosi in una serie di episodi di spaccio con al centro la figura di Giuseppe Fortuna.

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Operazione "Calimero". Le indagini condotte dai carabinieri mediante l’utilizzo di video, intercettazioni telefoniche e ambientali, avvistamenti e pedinamenti, hanno consentito di svelare una fitta rete di spaccio nella città capoluogo. Secondo i riscontri dei militari, a gestirla era principalmente Giuseppe Fortuna che aveva trasformato la propria dimora, sita nel quartiere Cancello Rosso, nel centro nevralgico dell'attività illecita. I carabinieri hanno annotato ogni singolo movimento, documentato lo smercio della sostanza stupefacente, identificato i fornitori, gli spacciatori e gli stessi assuntori, tra questi anche ragazzini non ancora diciottenni che pagavano tra i 10 e i 20 euro a dose. Documentata tutta l'attività, nella notte i carabinieri della Compagnia di Vibo, unitamente a quelli del Norm, hanno fatto scattare il blitz che ha portato all'arresto delle otto persone.

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I ruoli degli imputati. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri, Fortuna si avvaleva della collaborazione di Francesco Ionadi, nonché della mamma Mariuccia Franza che, in qualche circostanza, ha fatto da "vedetta". Oltre a documentare la fiorente piazza di spaccio vibonese, alimentata da ingenti ed assidui “clienti”, gli investigatori sono riusciti a risalire la “catena di montaggio” dell'attività di spaccio che si era ormai ben consolidata. Svelati così altri ruoli e le rotte del rifornimento della sostanza stupefacente sull'asse San Calogero - Nicotera - Vibo Valentia. Secondo l'accusa a rifornire i vibonesi erano Giuseppe Mazzone di San Calogero, alias "Calimero" (da qui il nome dell'operazione), Ezio Mercuri e Francesco Costa, 33 anni, panettiere di Nicotera che in più occasioni avrebbe fatto da corriere nascondendo la marijuana all'interno del furgone aziendale. Tra le persone finite agli arresti con ruoli autonomi figurano anche Giuseppe Ionadi e Antonio Ventrice di Pernocari di Rombiolo. Nel corso dell’attività investigativa, che si protratta da maggio a luglio 2016, è stato sequestrato un chilo di marijuana.